27/09/2026
Sassolini — la rubrica di Giulia Cavaliere x Ciao! Discoteca Italiana
Paolo Conte, in fuga sulle colline
Diavolo Rosso, uno dei brani più sorprendenti di un disco cruciale come Appunti di viaggio (1982), emerge da un frammento straordinario della discografia di Paolo Conte in cui il jazz, le suggestioni tradizionali della canzone d’autore e le nuove sonorità 80s sembrano trovare un equilibrio raro, capace di tenere insieme memoria e sperimentazione.
Il titolo del pezzo rimanda alla storia di Giovanni Gerbi, ciclista astigiano come l’autore, vissuto nei primi del ‘900, fra i protagonisti di un ciclismo ancora pionieristico e radicalmente popolare, un eroe ricordato tanto per le vittorie quanto per il temperamento irruente e per una leggenda che lo vide lanciarsi in una corsa rapidissima fendendo l’aria e i corpo di donne uomini nel mezzo di una processione.
Conte parte da questa vicenda ma la lascia presto sconfinare in una forma altra di mito: Gerbi nel pezzo smette di essere un personaggio storico e prende la forma lirica di un’apparizione che attraversa le colline del Monferrato, modificandone il ritmo, il tempo e le geografie psichiche.
Da quel momento la canzone sembra interessarsi meno all’impresa sportiva e di più al paesaggio, anche umano, investito dal suo passaggio. La bicicletta non è più soltanto un mezzo ma una presenza che interrompe la lentezza del mondo contadino e introduce un’accelerazione inattesa dentro un universo regolato dai ritmi delle stagioni e dei riti.
La velocità, allora, non come celebrazione del progresso, ma come forza capace di incrinare la superficie del reale, facendo emergere, per un istante, tutto ciò che nella quotidianità rimane invisibile, si afferma e conferma topos dell’immaginario contiano.
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