Dott. Cristiana Maghenzani - Medico Veterinario

Dott. Cristiana Maghenzani  -  Medico Veterinario Medico Veterinario
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09/06/2026

Diarree in aumento complice il caldo, gli sbalzi climatici , la piscina , il mare , la sabbia ... che fare ?
Il riso ? Nooooo 🫣😅

08/06/2026

🐶🐱 Zinco in cane e gatto: il minerale chiave per cute, intestino e sistema immunitario

Lo zinco è un micronutriente essenziale per cani e gatti, coinvolto in numerosi processi fisiologici:

🧬 Sistema immunitario → modulazione citochine, supporto alla barriera intestinale, riduzione dell’infiammazione tramite NF-κB

🩹 Cute e pelo → favorisce la rigenerazione, riduce dermatiti e problemi di mantello

🦠 Intestino → supporta la barriera mucosale, favorisce la crescita di batteri benefici e riduce batteri opportunisti

🧪 Metabolismo enzimatico → cofattore per oltre 300 enzimi

🔹 Forme più assorbibili

Le forme organiche o chelate hanno la migliore biodisponibilità:

Forma Vantaggi Note
Zinco bisglicinato Alta biodisponibilità, tolleranza intestinale, massimo effetto su microbiota Forma preferita per integrazione nutraceutica
Zinco-metionina Molto biodisponibile, supporto cutaneo e pelo Ideale in dermatite cronica
Zinco gluconato Buona biodisponibilità, economico Compromesso qualità/costo

❌ Forme meno assorbibili o irritanti:

Zinco ossido → assorbimento limitato, utile solo topico

Zinco solfato → rischio irritazione intestinale se somministrato a stomaco vuoto

⚖️ Importanza della supervisione veterinaria

Il dosaggio deve essere personalizzato in base a specie, peso, dieta e stato clinico

Sovradosaggi cronici possono ridurre l’assorbimento di rame e causare disturbi gastrointestinali

Sempre meglio far seguire il proprio animale da un veterinario prima di iniziare integratori di zinco

💊 𝙳𝚘𝚜𝚊𝚐𝚐𝚒 𝚖𝚎𝚍𝚒 𝚘𝚛𝚒𝚎𝚗𝚝𝚊𝚝𝚒𝚟𝚒 (𝚜𝚘𝚕𝚘 𝚊 𝚝𝚒𝚝𝚘𝚕𝚘 𝚒𝚗𝚏𝚘𝚛𝚖𝚊𝚝𝚒𝚟𝚘)

Specie Dose consigliata Forma preferita
Cane 1–3 mg/kg peso corporeo/giorno Bisglicinato o Metionina
Gatto 2–4 mg/kg peso corporeo/giorno Bisglicinato o Metionina

⚠️ Questi sono valori medi indicativi; la dose esatta va sempre calcolata dal veterinario, soprattutto in patologie croniche, dermatiti o disbiosi.

Lo zinco è più di un minerale: regola intestino, cute e sistema immunitario.

La forma e il dosaggio contano: le forme chelate (bisglicinato/metionina) sono le più efficaci e sicure.

𝙉𝙤𝙣 𝙞𝙢𝙥𝙧𝙤𝙫𝙫𝙞𝙨𝙖𝙧𝙚: 𝙡𝙖 𝙨𝙪𝙥𝙚𝙧𝙫𝙞𝙨𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙫𝙚𝙩𝙚𝙧𝙞𝙣𝙖𝙧𝙞𝙖 𝙚̀ 𝙚𝙨𝙨𝙚𝙣𝙯𝙞𝙖𝙡𝙚 𝙥𝙚𝙧 𝙚𝙫𝙞𝙩𝙖𝙧𝙚 𝙨𝙦𝙪𝙞𝙡𝙞𝙗𝙧𝙞 𝙚 𝙜𝙖𝙧𝙖𝙣𝙩𝙞𝙧𝙚 𝙞𝙡 𝙢𝙖𝙨𝙨𝙞𝙢𝙤 𝙗𝙚𝙣𝙚𝙛𝙞𝙘𝙞𝙤.

Ho letto un post, credo di un nutrizionista, che iniziava più o meno così:“Il veterinario vede il cane per 20 minuti, il...
07/06/2026

Ho letto un post, credo di un nutrizionista, che iniziava più o meno così:

“Il veterinario vede il cane per 20 minuti, il proprietario lo vede 365 giorni all’anno.”

Non riesco più a ritrovarlo, quindi rispondo qui.

Il senso, se ho capito bene, era sottolineare quanto contino l’alimentazione corretta e l’attenzione quotidiana del proprietario nella salute del cane.

E su questo sono assolutamente d’accordo.

La salute non si costruisce solo in ambulatorio.

Si costruisce tutti i giorni.

Nella ciotola.
Nel movimento.
Nel riposo.
Nell’ambiente.
Nello stress che l’animale assorbe.
Nel modo in cui viene ascoltato, capito, rispettato.

La nutrizione è fondamentale, non lo metto minimamente in discussione.

La ciotola parla ogni giorno al corpo: intestino, microbiota, sistema immunitario, pelle, fegato, infiammazione.

Ma non basta la ciotola.

Un cane può mangiare benissimo e vivere comunque male se vive sempre in ansia, se non viene compreso, se non ha una relazione equilibrata, se la sua famiglia non riesce davvero a leggere i suoi bisogni.

Il nutrimento non è solo quello che entra dalla bocca.

C’è anche quello che passa dalla relazione:
sicurezza, presenza, ascolto, routine, rispetto.

Quello che invece non condivido è il messaggio, anche solo lasciato intendere, del veterinario visto come quello che “vede il cane 20 minuti” e interviene solo quando ormai qualcosa si è rotto.

Una visita fatta bene non è guardare un cane per venti minuti e prescrivere qualcosa.

Una visita vera richiede anamnesi, domande, osservazione, ascolto, valutazione dell’alimentazione, dello stile di vita, dell’ambiente, del comportamento e della relazione con la famiglia.

Il veterinario non dovrebbe essere chiamato solo quando l’animale sta male.

Dovrebbe essere anche una figura che aiuta a prevenire, a leggere prima i segnali, a correggere la rotta prima che il corpo presenti il conto.

Per me la medicina vera nasce proprio lì:
nell’unione tra clinica, prevenzione, alimentazione, comportamento e rapporto uomo-animale.

Non a caso la guida “Cane e gatto in equilibrio” nasce con questo sguardo.

Non solo alimentazione.
Non solo sintomo.
Non solo emergenza.

Ma una visione più ampia dell’animale.

Io e Stefania Serreli lavoriamo in sintonia proprio su aspetti che non sono separabili:
corpo, emozioni, ambiente, relazione, alimentazione, prevenzione.

E sì, anche anima.

Perché chi vive davvero con un animale lo sa: non si può dividere tutto in compartimenti stagni.

Questa guida non nasce per essere aperta solo nel momento dell’emergenza, quando ormai siamo nel panico.

Nasce soprattutto per essere letta prima.

Perché sapere, osservare e comprendere sono già una forma di cura.

A volte sono proprio il primo passo della terapia.

“Cane e gatto in equilibrio” è un manuale pratico, in formato PDF, con schede di primo soccorso stampabili.

Da tenere vicino, come si tiene vicino qualcosa che può aiutare nel momento giusto.

Costo: 20 euro.

Per riceverlo potete contattare Stefania Serreli:
[email protected]

Dott.ssa Cristiana Maghenzani
Medico Veterinario
















CANE E GATTO IN EQUILIBRIOFinalmente una guida diversa da tutte le altre.Scritta da un Medico Veterinario e da un’Operat...
03/06/2026

CANE E GATTO IN EQUILIBRIO

Finalmente una guida diversa da tutte le altre.

Scritta da un Medico Veterinario e da un’Operatrice Olistica esperta nella relazione uomo-animale.

Benessere quotidiano, prevenzione, primo soccorso, schede stampabili, linguaggio animale e relazione.

Uno strumento semplice, pratico e prezioso da tenere sempre in casa.

Costo: 20 euro

Per acquistarla:
Stefania Serreli
[email protected]

𝐆𝐡𝐢𝐚𝐜𝐜𝐢𝐨𝐥𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐜𝐚𝐧𝐢: 𝐝𝐚𝐯𝐯𝐞𝐫𝐨 𝐫𝐚𝐟𝐟𝐫𝐞𝐝𝐝𝐚𝐧𝐨 𝐨 𝐜𝐢 𝐝𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐢𝐦𝐩𝐫𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞?Con l’arrivo del caldo tornano puntualmente ...
02/06/2026

𝐆𝐡𝐢𝐚𝐜𝐜𝐢𝐨𝐥𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐜𝐚𝐧𝐢: 𝐝𝐚𝐯𝐯𝐞𝐫𝐨 𝐫𝐚𝐟𝐟𝐫𝐞𝐝𝐝𝐚𝐧𝐨 𝐨 𝐜𝐢 𝐝𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐢𝐦𝐩𝐫𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞?

Con l’arrivo del caldo tornano puntualmente ghiaccioli per cani, snack congelati, cubetti di ghiaccio nelle ciotole e acqua sempre più fredda.

L’idea sembra semplice: se fuori fa caldo, allora bisogna raffreddare molto.

𝑀𝑎 𝑠𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑠𝑖𝑐𝑢𝑟𝑖 𝑐ℎ𝑒 𝑖𝑙 𝑐𝑜𝑟𝑝𝑜 𝑓𝑢𝑛𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑑𝑎𝑣𝑣𝑒𝑟𝑜 𝑐𝑜𝑠𝑖̀?

In realtà il corpo non è una macchina da raffreddare brutalmente. È un sistema biologico che cerca continuamente di mantenere un equilibrio, soprattutto quando fuori le temperature aumentano e l’organismo è già impegnato ad adattarsi.

Nella Medicina Tradizionale Cinese il caldo non viene affrontato semplicemente opponendogli il freddo. La logica è diversa: si cerca di sostenere la capacità dell’organismo di autoregolarsi. Per questo si presta molta attenzione a ciò che introduciamo attraverso il cibo e l’acqua.

Secondo questa visione, il sistema digestivo lavora grazie a una funzione di trasformazione e distribuzione dell’energia che coinvolge principalmente Milza e Stomaco. Un freddo eccessivo introdotto dall’interno può rallentare questa funzione, creare una sorta di “contrazione” del sistema digestivo e richiedere all’organismo un ulteriore lavoro per riportare tutto in equilibrio.

Per questo motivo, nella dietetica cinese tradizionale, alimenti e bevande molto fredde vengono generalmente limitati. Si preferiscono cibi e acqua a temperature più moderate, perché quando introduciamo ghiaccio o alimenti congelati non stiamo solo “rinfrescando”: possiamo creare un’interferenza in un sistema che sta già faticando per adattarsi al caldo esterno.

E dal punto di vista fisico cosa succede?

Quando il cane lecca il ghiaccio, la prima cosa che accade è un raffreddamento della bocca, della lingua e delle mucose orali. Il freddo stimola i recettori termici e dà una sensazione immediata di sollievo. Il cane può salivare di più, leccare più lentamente e percepire fresco.

Ma questo non significa che la sua temperatura corporea centrale stia davvero scendendo in modo importante.

Il cane non si raffredda come noi. Non disperde calore principalmente attraverso il sudore, ma attraverso il respiro, l’ansimazione e l’evaporazione a livello delle mucose respiratorie. Il ghiaccio, quindi, può dare una sensazione piacevole e momentanea, ma non rappresenta una vera strategia di raffreddamento del corpo.

C’è poi un altro aspetto da considerare: il freddo intenso provoca vasocostrizione locale. Significa che i piccoli vasi delle mucose si restringono. È una risposta naturale del corpo, che cerca di proteggersi e di limitare la perdita di calore.

In un cane sano, tranquillo, che lecca lentamente un piccolo ghiacciolo, questo può anche non creare problemi. Ma in un cane già surriscaldato, disidratato, molto affannato o in stress termico, la priorità non è dare uno stimolo freddo localizzato. La priorità è aiutare il corpo a disperdere calore in modo graduale e corretto.

Un ghiacciolo può essere un piccolo passatempo estivo, ma non cura e non previene un colpo di calore.

In alcuni cani il ghiaccio può anche dare fastidio allo stomaco. Può provocare spasmo gastrico, nausea, vomito, soprattutto se il cane ingoia pezzi grandi o se ha già gastrite, reflusso, IBD o una sensibilità intestinale importante.

Non è corretto dire che il ghiaccio causa torsione gastrica come regola generale, perché non funziona così. Il rischio più concreto è che il cane mastichi pezzi troppo duri, si faccia male ai denti, ingoi blocchi interi o vada incontro a soffocamento.

Quindi un piccolo ghiacciolo può andare bene, ma solo se il cane è sano, vigile, non è in stress termico e lo lecca con calma.

Lo eviterei però in modo categorico nei brachicefali, nei cardiopatici, nei cani anziani fragili, nei soggetti con gastrite, reflusso o intestino delicato, nei cani che masticano e ingoiano tutto di fretta e nei cani con denti compromessi.

E soprattutto eviterei di pensare al ghiacciolo come soluzione quando il cane è già in ipertermia, collassa, ansima in modo incontrollato, ha mucose molto rosse, vomito, diarrea, debolezza o disorientamento.

In quei casi non serve il ghiacciolo. Serve intervenire correttamente, senza raffreddare con ghiaccio o acqua gelata, ma seguendo un raffreddamento graduale, controllato e prudente.

Per un animale è molto più sensato offrire acqua fresca, non gelata, zone d’ombra, riposo nelle ore più calde, passeggiate negli orari giusti, superfici fresche su cui sdraiarsi e alimenti adatti alla stagione, senza trasformare tutto in ghiaccio.

Quindi il ghiaccio non raffredda davvero il cane?

Raffredda soprattutto la bocca e dà una sensazione di fresco. Ma il cane si raffredda davvero quando respira meglio, si ferma, va all’ombra, beve, disperde calore dalla superficie corporea e recupera equilibrio circolatorio.

𝐃𝐨𝐭𝐭. 𝐂𝐫𝐢𝐬𝐭𝐢𝐚𝐧𝐚 𝐌𝐚𝐠𝐡𝐞𝐧𝐳𝐚𝐧𝐢 - 𝐌𝐞𝐝𝐢𝐜𝐨 𝐕𝐞𝐭𝐞𝐫𝐢𝐧𝐚𝐫𝐢𝐨
𝐒𝐭𝐞𝐟𝐚𝐧𝐢𝐚 𝐒𝐞𝐫𝐫𝐞𝐥𝐢
𝐌𝐞𝐭𝐨𝐝𝐨 𝟓 𝐄𝐬𝐬𝐞𝐧𝐳𝐞

Finalmente è uscita.CANE E GATTO IN EQUILIBRIOManuale di benessere quotidiano, prevenzione, primo soccorso e cura consap...
01/06/2026

Finalmente è uscita.

CANE E GATTO IN EQUILIBRIO
Manuale di benessere quotidiano, prevenzione, primo soccorso e cura consapevole

Una guida pratica, chiara e utile per chi vive ogni giorno con un cane o con un gatto e desidera prendersene cura in modo più attento, completo e consapevole.

All’interno troverete indicazioni per il benessere quotidiano, consigli di prevenzione, nozioni di primo soccorso e schede stampabili da tenere sempre a portata di mano.

Ma questa guida nasce con una visione più ampia rispetto ai soliti manuali.

Perché un animale non è solo un corpo da curare quando si ammala.
Non è solo una lista di sintomi.
Non è solo alimentazione, vaccini, visite e farmaci.

Un cane e un gatto vivono dentro una casa, dentro una routine, dentro una relazione.
Comunicano continuamente con noi, anche quando non ce ne accorgiamo.

Attraverso il comportamento, i cambiamenti, le posture, le abitudini, le richieste, i silenzi, i segnali più piccoli.

Per questo abbiamo voluto creare una guida che unisse l’aspetto pratico e sanitario a una lettura più profonda dell’animale, del suo linguaggio e della relazione uomo-animale.

Una guida per imparare a osservare meglio.
Per prevenire prima.
Per capire quando intervenire.
Per sapere quando non improvvisare.
Per vivere la quotidianità con il proprio animale con più presenza e consapevolezza.

Cane e gatto in equilibrio è pensata per chi non vuole fermarsi alla superficie, ma desidera comprendere davvero l’animale che ha accanto.

Il costo della guida è stato abbassato a 20 euro, proprio per renderla accessibile a più persone possibile.

Per acquistarla potete scrivere direttamente a:

Stefania Serreli
[email protected]

Una guida da leggere, consultare, stampare e tenere in casa.
Perché conoscere meglio il proprio animale è già il primo passo per prendersene cura meglio.

Dott. Cristiana Maghenzani - Medico Veterinario

Dermatite atopica: non è solo un problema di pelleQuando parliamo di dermatite atopica nel cane e nel gatto, non possiam...
01/06/2026

Dermatite atopica: non è solo un problema di pelle

Quando parliamo di dermatite atopica nel cane e nel gatto, non possiamo fermarci alla cute.

Il prurito, l’eritema, le otiti ricorrenti, le lesioni interdigitali o le dermatiti che tornano appena si sospende la terapia sono spesso il risultato visibile di un terreno infiammatorio più profondo.

E uno dei punti da cui partire è sempre l’intestino.

L’intestino non serve solo a digerire. È un organo immunitario, dialoga continuamente con la cute e condiziona la risposta infiammatoria dell’organismo. Quando il microbiota è alterato, la barriera intestinale perde equilibrio, il sistema immunitario si disregola e la cute può diventare uno degli organi bersaglio.

Questo non significa che “basta dare un fermento” per risolvere una dermatite atopica.

Anzi.

Non tutti i probiotici sono uguali.
Non tutti i ceppi hanno la stessa azione.
Non tutti sono indicati in ogni fase del problema.

Gli studi mostrano che alcuni ceppi, come alcuni Lactobacillus specifici, possono avere un ruolo nella modulazione immunitaria e nel miglioramento della dermatite atopica, mentre altri probiotici non hanno dato risultati significativi. Quindi non conta solo “dare probiotici”, ma scegliere il ceppo giusto, nel momento giusto, dentro un piano coerente.

Per questo, davanti a un cane o a un gatto atopico, la domanda non dovrebbe essere solo:

“Cosa metto sulla pelle?”

ma anche:

“Com’è il suo intestino?”
“Com’è la sua dieta?”
“Ha disbiosi?”
“Ha fatto antibiotici?”
“Ha feci alterate, gonfiore, digestione difficile?”
“Il sistema immunitario sta reagendo in modo equilibrato o sta andando fuori controllo?”

Dott. Cristiana Maghenzani - Medico Veterinario






















Bibliografia essenziale

Halliwell, R. (2006). Revised nomenclature for veterinary allergy. Veterinary Immunology and Immunopathology, 114(3–4), 207–208.

Santoro, D. (2019). Therapies in Canine Atopic Dermatitis. Veterinary Clinics of North America: Small Animal Practice.

Craig, J. M. (2016). Atopic dermatitis and the intestinal microbiota in humans and dogs. Veterinary Medicine and Science, 2, 95–105.

Deng, P., & Swanson, K. S. (2015). Gut microbiota of humans, dogs and cats: current knowledge and future opportunities and challenges. British Journal of Nutrition, 113(S1), S6–S17.

Watanabe, S. et al. (2003). Differences in f***l microflora between patients with atopic dermatitis and healthy control subjects. Journal of Allergy and Clinical Immunology, 111, 587–591.

Wang, M. et al. (2008). Reduced diversity in the early f***l microbiota of infants with atopic eczema. Journal of Allergy and Clinical Immunology, 121, 129–134.

Tsakok, T. et al. (2013). Does early life exposure to antibiotics increase the risk of eczema? A systematic review. British Journal of Dermatology, 169, 983–991.

Fang, Z. et al. (2021). Gut Microbiota, Probiotics, and Their Interactions in Atopic Dermatitis. Frontiers in Immunology.

Betsi, G. I. et al. (2008). Probiotics for the treatment or prevention of atopic dermatitis: a review of the evidence from randomized controlled trials. American Journal of Clinical Dermatology.

Marsella, R. (2009). Evaluation of Lactobacillus rhamnosus strain GG for the prevention of atopic dermatitis in dogs. American Journal of Veterinary Research, 70(6), 735–740.

Marsella, R., Santoro, D., & Ahrens, K. (2012). Early exposure to probiotics in a canine model of atopic dermatitis has long-term clinical and immunological effects. Veterinary Immunology and Immunopathology, 146, 185–189.

Ohshima-Terada, Y. et al. (2015). Complementary effect of oral administration of Lactobacillus paracasei K71 on canine atopic dermatitis. Veterinary Dermatology.

Kim, H. et al. (2015). A double-blind, placebo-controlled trial of Lactobacillus sakei Probio-65 for the prevention of canine atopic dermatitis. Journal of Microbiology and Biotechnology, 25(11), 1966–1969.

Yamazaki, C., Rosenkrantz, W., & Griffin, C. (2019). Pilot evaluation of Enterococcus faecium SF68 as adjunctive therapy for oclacitinib-responsive adult atopic dermatitis in dogs. Journal of Small Animal Practice, 60(8), 499–506.

Kawano, K. et al. (2023). Clinical effects of combined Lactobacillus paracasei and kestose on canine atopic dermatitis. Polish Journal of Veterinary Sciences.

Probiotici e microbiota: attenzione a considerarli sempre innocuiPer anni abbiamo parlato del microbiota intestinale com...
01/06/2026

Probiotici e microbiota: attenzione a considerarli sempre innocui

Per anni abbiamo parlato del microbiota intestinale come di qualcosa di sempre buono, sempre utile, sempre protettivo.

In parte è vero.

Il microbiota è fondamentale per l’equilibrio dell’intestino, del sistema immunitario e dell’intero organismo.

Ma oggi sappiamo anche un’altra cosa: i batteri intestinali non stanno fermi. Comunicano tra loro, si adattano, si scambiano informazioni genetiche.

E tra queste informazioni possono esserci anche geni legati all’antibiotico-resistenza.

Questo significa che alcuni batteri commensali, cioè batteri che normalmente vivono nell’intestino senza creare problemi, possono diventare un possibile serbatoio di geni di resistenza. In determinate condizioni, questi geni possono passare ad altri batteri, anche a batteri potenzialmente patogeni.

Il problema è stato studiato soprattutto per alcune resistenze importanti, come quelle verso i β-lattamici e i chinoloni.

E i probiotici?

Anche qui serve buon senso.

I probiotici sono microrganismi vivi. Non sono caramelle. Non sono sempre neutri. Non sono sempre adatti a tutti e in qualunque momento.

Alcuni studi hanno sollevato il dubbio che anche certi ceppi probiotici possano partecipare alla circolazione di geni di resistenza, soprattutto se usati senza criterio, in soggetti disbiotici, dopo antibiotici o in animali con intestino già fragile.

Questo non significa che i probiotici siano pericolosi.

Significa che vanno scelti.

E soprattutto vanno inseriti nel momento giusto.

Non basta scrivere “fermenti lattici” su una confezione per dire che quel prodotto è adatto a quel cane o a quel gatto.

Bisogna valutare:

il ceppo;
la qualità del prodotto;
il momento clinico;
lo stato dell’intestino;
l’eventuale uso recente di antibiotici;
la presenza di diarrea, fermentazione, infiammazione o permeabilità intestinale;
la reale necessità di aggiungere microrganismi vivi.

In molti animali, soprattutto in quelli con enteropatie croniche, dermatiti ricorrenti, otiti, cistiti recidivanti o terapie antibiotiche ripetute, non ha senso buttare dentro probiotici a caso.

Prima va capito il terreno.

A volte il probiotico serve.
A volte serve prima drenare.
A volte serve ridurre fermentazione e infiammazione.
A volte è meglio usare pochi ceppi, in sequenza, invece di dare multiceppi complessi senza una logica.

Il microbiota non si “aggiusta” riempiendo l’intestino di batteri.
Si modula.

Quindi attenzione a chi vi propone un tipo di probiotico solo perchè magari privo di maltodestrine. Non basta. Serve rigore nella scelta del tipo e quando scrivo tipo, non intendo la "marca".

Dott. Cristiana Maghenzani - Medico Veterinario

* Anthony W.E., Burnham C.A.D., Dantas G., Kwon J.H. The Gut Microbiome as a Reservoir for Antimicrobial Resistance. The Journal of Infectious Diseases. 2021;223(Suppl 3):S209-S213.

* Daniali M., Nikfar S., Abdollahi M. Antibiotic resistance propagation through probiotics. Expert Opinion on Drug Metabolism & Toxicology. 2020;16(12):1207-1215.

* Montassier E., Valdés-Mas R., Batard E., et al. Probiotics impact the antibiotic resistance gene reservoir along the human GI tract in a person-specific and antibiotic-dependent manner. Nature Microbiology. 2021;6:1043-1054

**L’intestino non è solo un organo digestivo. È una delle prime scuole del sistema immunitario.**Fin dalle prime fasi de...
01/06/2026

**L’intestino non è solo un organo digestivo. È una delle prime scuole del sistema immunitario.**

Fin dalle prime fasi della vita, il microbiota intestinale dialoga con il GALT, cioè il tessuto linfoide associato all’intestino.

Questo dialogo precoce è fondamentale perché permette al sistema immunitario di imparare a distinguere ciò che deve essere tollerato da ciò che deve essere contrastato.

La barriera intestinale non è una semplice parete.

È una struttura viva, intelligente, fatta di enterociti, muco, tight junctions, cellule M, cellule dendritiche, immunoglobuline, defensine e citochine.

Gli enterociti, uniti tra loro dalle tight junctions, formano una barriera selettiva. Sopra di loro si trova uno strato di muco che contribuisce a limitare il passaggio incontrollato dei microrganismi.

Quando nell’intestino compaiono segnali di possibile pericolo, questa barriera non resta passiva. Risponde producendo molecole di difesa, IgA e mediatori immunitari capaci di attivare una risposta locale.

Le cellule M raccolgono antigeni dal lume intestinale e li trasmettono alle cellule dendritiche. Queste cellule, a loro volta, presentano gli antigeni ai linfociti T e B e contribuiscono alla costruzione di una risposta immunitaria più precisa.

Il punto centrale è questo:
**l’immunità nasce anche dall’incontro corretto tra microbiota, mucosa intestinale e sistema immunitario.**

Quando questo dialogo si altera, non si altera solo la digestione.

Può cambiare la tolleranza immunitaria.
Può aumentare l’infiammazione.
Può peggiorare la reattività dell’organismo.
Può comparire una maggiore fragilità verso allergie, dermatiti, disturbi intestinali ricorrenti e squilibri sistemici.

Per questo, in medicina veterinaria, non ha senso guardare l’intestino solo quando ci sono vomito o diarrea.

L’intestino va considerato anche quando il problema sembra cutaneo, immunitario, infiammatorio, comportamentale o cronico.

Perché molte risposte dell’organismo partono proprio da lì:
dal modo in cui la mucosa intestinale riconosce, tollera o respinge ciò che incontra ogni giorno.















Dott. Cristiana Maghenzani - Medico Veterinario

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