29/03/2026
Nel 1969, quando l'IKEA era ancora roba da scandinavi col cacciavite, uno spezzino aveva già risolto il problema.
Gaetano Pesce — nato a La Spezia l'8 novembre 1939 — progettò una poltrona che si consegnava compressa sottovuoto in una scatola compatta. Niente montaggio, niente istruzioni, niente viti da cercare sul pavimento.
Solo aria.
La chiamò UP5. Parte della serie "Donna", anche nota come "La Mamma".
All'interno della scatola c'era schiuma poliuretanica rivestita di tessuto elastico — viscosa, nylon, lycra — pressata al 10% del volume finale. Bastava rompere il sigillo: la schiuma assorbiva aria e si autoespandeva fino a diventare una poltrona di quasi un metro e tre.
Nessun assembly. Nessun tutorial. Nessun pezzo J mancante.
E qui arriva il bello.
La UP5 non era un gadget. Era un pezzo di design radicale, pensato in un momento in cui il movimento femminista stava riscrivendo le regole. Pesce era esplicito: la poltrona rappresentava il corpo femminile, e la pallina ottomana agganciata da una corda — la UP6 — era una catena. Simbolo intenzionale della condizione della donna.
Non era arredamento. Era un manifesto con le gambe.
Il produttore originale era C&B Italia, che la commercializzò tra il 1970 e il 1973. Poi il modello fu ritirato. Poi B&B Italia — la stessa azienda, nome cambiato — la reintrodusse nel 2000.
Nel 1972, tre anni dopo il lancio, la UP5 era già al MoMA di New York nell'esposizione "Italy: The New Domestic Landscape". Oggi fa parte della collezione permanente del museo.
Una scatola piatta. Un sigillo. Una poltrona che nasce da sola.
Trent'anni prima che il flat-pack diventasse un verbo, Pesce l'aveva già resa un'opera d'arte.
In breve:
Gaetano Pesce progettò nel 1969 la UP5, una poltrona consegnata compressa sottovuoto al 10% del suo volume finale.
La schiuma poliuretanica si autoespandeva senza viti né istruzioni, solo aprendo il sigillo.
La UP5 è oggi nella collezione permanente del MoMA e nel 1972 era già esposta nell'esposizione 'Italy: The New Domestic Landscape'.