14/11/2025
Da quando la vicina della mamma della signora Maria era diventata nonna, la mamma della signora Maria non si dava pace. Ormai erano trascorsi quasi tre anni dal felice evento, che la riguardava purtroppo solo indirettamente, ma niente da fare. Non le andava giù il fatto che sua figlia non le avesse ancora procurato un nipotino. Sarebbe stata pronta a soprassedere anche sull’ostinazione della figlia a non volersi maritare, nonostante le innumerevoli ottime occasioni che lei, come madre premurosa, le aveva fornito su vassoi d’argento. Offrendole praticamente una serie di banchetti belli pronti e riccamente apparecchiati, senza nessuna fatica per la signora Maria, metaforicamente parlando. Si era trattato di giovinotti scelti, figlioli delle sue amiche, celibi o precocemente vedovi ma con buonissime posizioni finanziarie, qualcuno persino di aspetto piacevole, e tutti indistintamente con buon carattere e senza difetti. Che poi la signora Maria ne trovasse sempre e li ingigantisse, anche quando si trattava di difettucci del tutto irrilevanti e trascurabili, era un altro paio di maniche. Fatto sta che, nonostante la mentalità moderna e anzi anticipatrice in ogni ramo della conoscenza dalle scienze sociali a quelle scientifiche, a proposito dei figli nati fuori dal matrimonio la signora Maria aveva una mentalità a dir poco retrograda.
Ma tornando a noi, il cruccio della mamma della signora Maria derivava dal dover assistere alle vanterie della sua vicina in merito alle prodezze del precoce nipotino, senza avere argomenti adeguati per rivaleggiare sul tema e soprattutto per l’impossibilità d’impadronirsi del discorso senza restituire più la parola. Il non poterla zittire come era solita fare con qualsiasi interlocutore in ogni tipo di conversazione semplicemente alzando il tono della voce, le causava uno stato di assoluta mortificazione. Non poteva citare sempre le gesta della signora Maria bambina, ormai ostentate fino alla nausea.
“Cosa non si fa per i nipoti”, amava ripetere la vicina, con un certo orgoglio sì, ma di più per sottolineare il compiacimento di trattare un argomento su cui la mamma della signora Maria non poteva interloquire. Ad ogni ripetizione di questa dannata frase alzava sempre più il tono di diversi decibel, imitando le tecniche comunicative della mamma della signora Maria, aumentandone il livello di rodimento interiore.
“Ieri il mio tesoro voleva giocare ai pirati” aveva raccontato con orgoglio la vicina “Pensa, cara, ho trasformato la mia camera da letto in un veliero. Il lettone è diventato il ponte di coperta, le lenzuola le vele. Abbiamo simulato una tempesta saltando talmente forte che si è rotta la rete… e con l’albero maestro, cioè la scopa, il mio piccolo ha rotto il lampadario. Ahahah, che ridere… ci siamo divertiti un sacco!”
La mamma della signora Maria ascoltando il racconto di quest’ultimo gioco e riflettendo sui molti altri di cui la vicina aveva vantato il divertimento ma tutti rovinosi per l’integrità degli arredi, tra sé e sé immaginò con sgomento a quando quel piccolo nipote le avrebbe davvero chiesto la luna.
E fortunatamente le venne in mente un vecchio detto che le diede parecchia consolazione e servì a placare i suoi crucci di nonna mancata.
Suonava più o meno così:
“Il destino dà i figlioli, la sorte avversa ad alcuni dà i nipoti”.
Lisandro Rota - Cosa non si fa per i nipoti
Scritto da: Lucia Boncompagno