designerspace

designerspace -Make space for creativity-
DESIGNERSPACE magazine

❕made by iapigi

Il XXIX Premio Compasso d’Oro ADI si è svolto il 22 maggio 2026 all’ADI Design Museum di Milano, confermando il ruolo de...
25/05/2026

Il XXIX Premio Compasso d’Oro ADI si è svolto il 22 maggio 2026 all’ADI Design Museum di Milano, confermando il ruolo del riconoscimento come osservatorio privilegiato sul design contemporaneo e sulle sue trasformazioni culturali, tecnologiche e sociali.

L’edizione 2026 restituisce un panorama progettuale in cui il design si conferma sempre più come linguaggio sistemico: non solo oggetti, ma servizi, infrastrutture, processi e nuove forme di relazione tra industria, società e innovazione. Un approccio che interpreta il progetto come strumento critico per leggere le complessità del presente.

La giuria internazionale ha evidenziato la crescente integrazione tra prodotto e servizio e la centralità di temi come sostenibilità, responsabilità sociale, memoria progettuale e capacità anticipatoria del design italiano nel contesto globale.

Tra i 20 progetti Compasso d’Oro 2026 emergono realtà e firme di riferimento del panorama internazionale e italiano come Snøhetta per MDF Italia, Philippe Malouin per Flos, Norman Foster per Goppion, Colnago, Fiat con François Leboine, De Padova con Raffaella Mangiarotti, Loccioni con Lorenzo De Bartolomeis, Genny Factory con Enrico Pagano, Luxottica, Politecnico di Milano – Dipartimento di Design con Susanna Legrenzi, oltre a progetti di ricerca e innovazione sviluppati con istituzioni accademiche e aziende come IUAV Venezia, DUOC UC Chile, Universidad Nacional de Córdoba e Pontificia Universidad Javeriana.

La Biennale Architettura 2027 non si presenta come un esercizio di previsione del futuro, né come una raccolta di soluzi...
21/05/2026

La Biennale Architettura 2027 non si presenta come un esercizio di previsione del futuro, né come una raccolta di soluzioni pronte da applicare. Al contrario, sceglie deliberatamente di aprire un conflitto, di mettere in crisi alcune certezze che per decenni hanno guidato il modo di progettare e costruire le città.
Il tema della coesistenza non è una formula rassicurante, ma un punto di rottura. Significa interrogare in profondità l’idea stessa di progresso architettonico così come l’abbiamo conosciuta: crescita continua, espansione urbana senza freni, standardizzazione globale dei modelli abitativi, consumo costante di suolo e risorse come se fossero disponibili all’infinito.

Dentro questo quadro, i curatori Wang Shu e Lu Wenyu spostano radicalmente il punto di vista. L’architettura non viene più raccontata come oggetto autonomo, isolato, estetico o iconico, ma come conseguenza diretta di scelte più ampie: economiche, politiche, ecologiche e culturali. Ogni edificio, ogni città, ogni trasformazione del paesaggio diventa quindi il risultato di una catena di decisioni che raramente vengono messe davvero in discussione.

Ed è qui che il tema diventa scomodo.
Perché se l’architettura è conseguenza, allora la domanda non riguarda più solo chi progetta, ma chi decide le regole del progetto.
Non riguarda più solo come costruire meglio, ma perché continuiamo a costruire così.

La Biennale Architettura 2027, in questo senso, costringe a spostare lo sguardo. Non chiede di immaginare città più efficienti o più spettacolari, ma di mettere in discussione l’inerzia dei modelli che continuiamo a replicare, spesso senza alternative reali.

E allora la questione centrale diventa inevitabile, e volutamente aperta:
stiamo ancora progettando città come spazi di possibilità… oppure stiamo semplicemente riproducendo sistemi che non siamo più in grado di interrompere?



Una domanda che non cerca consenso. Cerca reazioni.

Hype Culture: quando il lusso incontra il caos del dropAudemars Piguet x Swatch hanno ufficializzato una collaborazione ...
18/05/2026

Hype Culture: quando il lusso incontra il caos del drop

Audemars Piguet x Swatch hanno ufficializzato una collaborazione destinata a far discutere: due icone svizzere dell’orologeria che si incontrano in una collezione pensata per rompere gli schemi e riscrivere le regole del desiderio.

La Royal Pop Collection, in edizione limitata e distribuita solo in selezionati store Swatch nel mondo, ha immediatamente acceso la febbre del “drop culture”: code interminabili, tensioni in negozio e scene di caos tali da spingere alcuni punti vendita a limitare l’accesso a 50 persone e sospendere temporaneamente le vendite per motivi di sicurezza.

Un fenomeno che va oltre il prodotto: racconta un’epoca in cui la scarsità è una strategia, il digitale amplifica ogni release in tempo reale e il valore si sposta sempre più dall’oggetto al suo hype. Nel frattempo, il reselling trasforma ogni lancio in un mercato parallelo, dove domanda, speculazione e status si intrecciano fino a rendere sempre più sottile il confine tra passione e opportunismo.

Exhibition economy.Quello che sta accadendo alla Biennale di Venezia 2026 non è un semplice aumento delle sponsorship. È...
08/05/2026

Exhibition economy.

Quello che sta accadendo alla Biennale di Venezia 2026 non è un semplice aumento delle sponsorship. È un cambio di struttura.

Per anni la relazione tra moda e arte è stata raccontata come collaborazione culturale. Oggi i dati mostrano qualcosa di diverso: i grandi brand non si limitano più a “supportare” la cultura, ma entrano direttamente nella sua produzione.

Alla Biennale 2026:
– Zegna è Main Sponsor del Padiglione Italia
– Bvlgari è Exclusive Partner dell’intera manifestazione
– Prada, Bottega Veneta, Louis Vuitton, Dries Van Noten, Golden Goose e illycaffè attivano mostre, fondazioni e progetti diffusi in città

Non si tratta più di visibilità. Si tratta di infrastruttura culturale.
Parallelamente, il sistema istituzionale mostra fragilità evidenti:
– dimissioni della giuria internazionale
– proteste ai padiglioni nazionali
– taglio di 2 milioni di euro da parte dell’Unione Europea
– sostituzione del sistema di premi con un voto pubblico dei visitatori

In questo scenario, la produzione culturale non è più concentrata nelle istituzioni pubbliche. Si sposta progressivamente verso attori privati con capacità finanziaria, progettuale e narrativa.

È qui che si inserisce il concetto di exhibition economy: un sistema in cui la cultura non è solo contenuto espositivo, ma una piattaforma economica e strategica dove si costruisce capitale simbolico.

La Biennale diventa così un caso studio preciso:
non solo ciò che viene mostrato nei padiglioni, ma tutto ciò che viene finanziato, attivato e reso visibile intorno ad essi.

La questione non è più se i brand fanno parte della cultura contemporanea.

La questione è fino a che punto la cultura contemporanea esiste ancora senza i brand.

Exhibition economy.La Biennale 2026 conferma una cosa: i brand non stanno più entrando nel mondo dell’arte. Stanno diven...
08/05/2026

Exhibition economy.
La Biennale 2026 conferma una cosa: i brand non stanno più entrando nel mondo dell’arte. Stanno diventando il sistema.

Zegna sponsor del Padiglione Italia.
Bvlgari partner ufficiale della Biennale.

Bottega Veneta, Prada, Louis Vuitton, Dries Van Noten, Golden Goose: tutti con mostre, installazioni e attivazioni in città.

Nel frattempo?
Giuria dimessa, proteste internazionali e 2 milioni di fondi UE tagliati.

La domanda è semplice:
senza il lusso, oggi, le grandi istituzioni culturali riuscirebbero ancora a reggersi?


Alla Biennale Arte 2026 esplode la exhibition economy: moda e brand guidano la cultura tra crisi politiche e tensioni globali.

La Biennale Arte 2026 non si guarda: si ascolta.“In Minor Keys” di Koyo Kouoh ribalta il volume del mondo e ci chiede un...
06/05/2026

La Biennale Arte 2026 non si guarda: si ascolta.

“In Minor Keys” di Koyo Kouoh ribalta il volume del mondo e ci chiede una cosa semplice, quasi radicale: abbassare il rumore, entrare nelle tonalità minori.

Niente spettacolo urlato. Niente gerarchie dell’attenzione. Solo una mostra che si muove come una partitura, tra Giardini e Arsenale, dove le opere non si impongono — risuonano.
È un invito scomodo, forse: nel pieno del caos globale, scegliere l’ascolto invece dell’assuefazione.

E tu, sei pronto a sentire davvero?


La Biennale Arte 2026. “In Minor Keys” by Koyo Kouoh: 111 artisti, nuove geografie dell’arte e l'invito all’ascolto delle tonalità minori

Dal 29 maggio al 27 settembre 2026, Como ospita un importante progetto espositivo dedicato a William Turner, tra i prota...
05/05/2026

Dal 29 maggio al 27 settembre 2026, Como ospita un importante progetto espositivo dedicato a William Turner, tra i protagonisti del Romanticismo europeo.

La mostra, realizzata in collaborazione con la Tate di Londra, riunisce acquerelli e dipinti che indagano il rapporto tra l’artista e il paesaggio italiano, con un focus specifico sul Lago di Como.

Il percorso, articolato tra il Palazzo del Broletto e la Pinacoteca civica di Como, offre una lettura strutturata dell’evoluzione del linguaggio di Turner: dagli studi topografici legati al viaggio in Italia fino alle ricerche mature, in cui luce e colore assumono un ruolo centrale, portando a una progressiva dissoluzione della forma.


A Como una mostra su Turner con opere dalla Tate: acquerelli e dipinti sul Lago di Como e il paesaggio italiano. Fino al 27 settembre 2026.

29/04/2026

Durante la 2026, – designer e Chief Design Officer di – ha condiviso la sua visione in occasione della mostra “Design Is an Act of Love”.

Un racconto che parte da un’idea chiara: costruire un mondo in cui la tecnologia sia sempre più umana. Tra prodotti già sul mercato e concept, il focus si sposta su un’intelligenza artificiale capace di accompagnare la vita quotidiana delle persone, mettendosi al servizio dell’umanità. Un’AI più “calda”, che si riflette anche nel design, attraverso forme, colori e diversità—elementi che rendono unica l’esperienza umana in un contesto sempre più omogeneo.

Nell’anno di Eurocucina, emerge con forza il tema della connessione: gli oggetti che già utilizziamo dialogano tra loro e si evolvono grazie all’intelligenza artificiale, semplificando la quotidianità e rendendo la tecnologia sempre più vicina alle persone.

Dalla moda al design d’interni, fino alla natura, l’Italia è immersa nella bellezza. Qui il design nasce in modo quasi organico. Ma la vera sfida oggi è progettare pensando fin dall’inizio a una scala globale. Le imprese devono evolvere, creando sinergie e alleanze, superando individualismi e valorizzando il patrimonio culturale italiano: problem solving, estetica e visione umanistica.

In un futuro in cui l’AI trasformerà molte professioni, sarà proprio la centralità dell’essere umano a fare la differenza.

Sognare, essere curiosi, trasformare le idee in realtà, coltivare ottimismo e gentilezza: sono questi i pilastri per le nuove generazioni, non solo per raggiungere il successo, ma per costruire una vera felicità.

23/04/2026

Il designer italiano Giulio Iacchetti è tra i protagonisti della Milano Design Week, attualmente in corso, dove presenta diversi progetti che riflettono la sua visione rigorosa e al tempo stesso profondamente umana del design.

Il suo lavoro continua a distinguersi per la capacità di coniugare ricerca formale, funzione e attenzione al contesto sociale in cui gli oggetti prendono vita.

Per Iacchetti, lo stato del design non può essere separato dallo stato delle persone: esiste un legame diretto tra benessere individuale e qualità progettuale.

Quando le persone vivono in una condizione di equilibrio e soddisfazione, il design diventa più consapevole, più necessario, più autentico. In questo senso, il progetto non è soltanto risposta a un bisogno funzionale, ma espressione di una cultura diffusa del vivere meglio.

La dimensione internazionale della Milano Design Week rappresenta inoltre un elemento strategico per l’intero sistema. La presenza di linguaggi, approcci e sensibilità diverse contribuisce ad alzare il livello complessivo della qualità.

È proprio in questo confronto continuo che si genera un processo virtuoso: designer, aziende e pubblico sono naturalmente portati a evolvere, a rimettere in discussione standard acquisiti e a puntare a risultati sempre più ambiziosi.

In questo scenario, Milano si conferma non solo come vetrina, ma come laboratorio attivo di idee, dove il design si misura con le trasformazioni contemporanee e contribuisce a definirne le direzioni futuro

21/04/2026

Il design non è mai solo estetica.
È visione, è cultura, è responsabilità.

Come sottolineano Giulio Cappellini e , quello che oggi è il sistema Milano — il punto di riferimento mondiale del design — nasce da una scintilla precisa: passione, ricerca e la capacità di credere davvero nei progetti.

Con realtà come Superstudio Più, sviluppata insieme a Gisella Borioli, questa visione è diventata negli anni un ecosistema, oggi diffuso in più spazi ma ancora fedele ai suoi valori.

E quei valori non sono cambiati:
energia, serietà, dedizione.

Ma soprattutto una cosa spesso invisibile: il lavoro.
Il tempo.

Il “sudore” che c’è dietro ogni progetto vero.
Oggi la sfida è ancora più alta.

Non basta più disegnare oggetti: bisogna creare emozioni, far sognare le persone, dare senso a ciò che si produce.

E per farlo serve tornare al rigore.
Alla disciplina.

A uno sguardo più critico sulla qualità.
In un mondo sempre più industrializzato, il design ha bisogno di recuperare una dimensione quasi artigianale.
Perché un grande artigiano non è solo chi sa fare bene, ma chi sa risolvere problemi.

Ed è proprio questa capacità che ha reso il design italiano unico e capace di parlare al mondo.
Difendere la qualità oggi non è un’opzione.
È una responsabilità.

Essere designer — ed essere imprenditori — significa scegliere la coerenza, ogni giorno.

Significa sapere cosa c’è dietro a ogni progetto.

E non dimenticarlo mai.

Indirizzo

Via Carducci 77
Nardò
73048

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando designerspace pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Condividi