09/02/2026
Per il nostro appuntamento del lunedì con le "Tre domande in bottega", oggi parliamo con chi ha vissuto ogni fase della nostra storia: Presilla.
Senza troppi giri di parole, Presilla è stata la forza silenziosa che ha permesso a Murtarelli Salotti di diventare ciò che è oggi. Quando siamo partiti, lei era in laboratorio a cucire fianco a fianco con Giorgio e, un attimo dopo, era in negozio ad ascoltare i desideri dei primi clienti.
Le ho chiesto di raccontarci com’era davvero gestire tutto in quegli anni.
1. L: "Presilla, nei primi tempi il tuo ruolo era letteralmente 'fare tutto'. Come riuscivi a dividerti tra la produzione in laboratorio e i clienti?"
P: "Non c'era una divisione netta, si faceva quello che serviva. Passavo ore alla macchina da cucire perché il lavoro era tanto e la precisione doveva essere massima. Poi, appena suonava il campanello, mi pulivo le mani, uscivo dal laboratorio e diventavo il volto del negozio. Accoglievo i clienti, cercavo di capire cosa cercassero e li aiutavo a scegliere il tessuto giusto. A quei tempi un'azienda artigiana funzionava così: dovevi saper cucire un cuscino e, un momento dopo, saper gestire una vendita o i conti della sera. Non c'erano segreterie o uffici, c’eravamo noi e la voglia di far bene le cose."
2. L: "Qual è il ricordo più concreto che ti porti dietro di quel periodo?"
P: "Più che un ricordo, è una sensazione: la soddisfazione di vedere il primo divano con il nostro nome, Murtarelli, caricato sul furgone per la consegna. Caricarlo e portarlo a casa dei clienti era il momento della verità. Vedere che quello che avevamo cucito e assemblato noi funzionava e piaceva, ripagava di tutta la corsa tra il banco di lavoro e l'ufficio. Sapevamo che stavamo mettendo le basi per qualcosa che sarebbe durato."
3. L: "Oggi che vedi l'azienda in mano ad Antonello, cosa ti rende più tranquilla?"
P: "Vedere che il metodo di lavoro è rimasto serio. Mi rassicura vedere che si discute ancora su un millimetro di cucitura o sulla qualità di un fusto in legno, esattamente come facevamo noi trent'anni fa. Il laboratorio è più moderno, certo, ma lo spirito è lo stesso: il rispetto per chi entra in negozio e la responsabilità verso ciò che consegniamo. Vedere che la bottega continua a crescere mantenendo questa onestà è la cosa che conta di più."
Grazie Presilla. Perché ci ricordi che l'artigianato è fatto di mani che lavorano, ma anche di testa e cuore per chi sceglie i nostri salotti.
Buon lunedì a tutti!
Loredana