Bicchierini, tazze, bicchieri, brocche, piatti, centrotavola, fiaschetti, lampade e tanto altro. “NON CI DEVE ESSERE UN’ARTE STACCATA DALLA VITA: COSE BELLE DA GUARDARE E COSE BRUTTE DA USARE.”
Questo pensiero di Bruno Munari è alla base del mio lavoro. La mia formazione in una scuola d’arte accresciuta con la laurea in architettura ha avuto il suo apice durante lo sviluppo della mia tesi di laur
ea sul modernismo catalano a Barcellona. Qui ho avuto modo di comprendere che i grandi architetti del Modernismo, come Gaudì e non solo, hanno potuto esprimere tutto il loro pensiero grazie al lavoro di grandi artigiani e maestranze della ceramica, del ferro, del legno ecc. presenti in gran numero in quell’area geografica. Ciò mi ha spinto ad essere l’autrice materiale di oggetti utili ad esprimere fino infondo i miei progetti approfondendo l’arte della ceramica. In quest'avventura mi ha sempre seguito e sostenuto Gianni Giannoccaro, mio compagno di vita, anche lui architetto, che ha sviluppato il marketing, e l'immagine del laboratorio. Assieme abbiamo messo a punto tecniche per creare oggetti che avessero un chiaro riferimento alla regione in cui siamo nati e tornati dopo anni di "nomadismo", la Puglia. Abbiamo cercato così una chiave di lettura per l’arte della ceramica, la cultura che l’ha generata, del modo di interpretarla, in giro per le regioni del Mediterraneo. Così abbiamo approfondito la conoscenza delle varie culture che nel tempo si sono avvicendate, (messapiche, greche, romane, arabe, ecc.) e contaminate l’una con l’altra, cercando di seguire quel filo rosso che le accomuna: interpretare colori, forme, temi, paesaggi, tradizioni che attraverso il genio e la creatività si trasformano in progetti e manufatti che oggi diventano oggetti di design. Quella chiave di lettura viene poi generata da uno dei pensieri di Bruno Munari, maestro del design italiano, per il quale non è possibile prescindere dalla vita quotidiana per giungere alla bellezza di una forma giusta da usare. Così tutto ha preso forma dall’osservazione e dalla narrazione della natura dei luoghi, dei paesaggi di mare e di terra e dalle antiche pratiche ed oggetti dimenticati, che ancora permangono nella memoria pugliese, reinventandone nuovi usi. “Le TerRicottine”, ceramiche per oggetti d’uso quotidiano e di arredo, (i bicchierini da “rosolio”, le tazze, le terrine in refrattaria da forno, le insalatiere, le lampade a sospensione), prendono forma ed effetti dalle fuscelle, i cestini che contengono e danno forma a ricotte e formaggi. Il progetto “Centrino” si avvale delle texture, suggerite dagli intrecci di centrini di lavorazione all’uncinetto delle nostre nonne, dando vita a piatti, lampade ed altri oggetti d’arredo. Il progetto “Mediterraneo” scruta nelle forme di terra (fichi, melograni, corbezzoli, ecc.) e di mare (pesci, stelle marine, coralli, ecc.) trovando il suo filo conduttore anche nei colori degli smalti trasparenti, utilizzati anche per valorizzare i diversi impasti di argilla (bianca, rossa e nera) utilizzati nella lavorazione. Anna Dibello Architetto
Giambattista Giannoccaro Architetto