24/07/2023
⭕ "Complottisti" e "Negazionisti".
Complessi e analfabetismo funzionale mediatico, politico e culturale.
Scriveva Wittgenstein:
"I limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo".
A confermarlo sul piano psicologico nel '900 fu lo psicologo sovietico Vygotskij, egli comprese bene come il linguaggio fosse in strettissimo rapporto con il pensiero.
Qui oggi condividiamo una riflessione del noto e apprezzato poeta italiano contemporaneo, Aldo Nove.
Una riflessione su un fenomeno culturale trash che attualmente è sempre più in voga, ovvero lo smodato uso - e spesso anche in modo orgoglioso - di terminologie vuote ("complottista") o che hanno un significato nel dizionario italiano diverso rispetto a quello per cui vengono invece usate nel gergo comune ("negazionista").
Potremmo chiamarle "stereotipie del linguaggio" scaturite da un "complesso culturale" (T.Singer; Kimbles).
Specialmente quando si sente citare oggi il termine "negazionista" avulso dal suo significato lessicale riportato nella Treccani (termine legato esclusivamente ai fatti storici relativi al fascismo, nazismo, shoah, ecc.) possiamo star certi di trovarci di fronte ad un fenomeno complessuale di portata collettiva ("complesso culturale" appunto). In genere chi usa a sproposito questo termine per designare altri individui (in modo improbabile e spesso senza entrare nel merito, quindi senza processare cognitivamente le informazioni), oltre che ad autoridicolizzarsi in modo molto naif attua anche un gratuito flagellamento della già bistrattata lingua italiana.
Ennesimo fenomeno insomma che può esserci utile in quanto - come tutti i fenomeni o personaggi di rilievo collettivo - può farci da bussola su dove siamo e sul come siamo messi sul piano psicologico e culturale collettivo.
Tra le vittime di tale fenomeno psico-linguistico purtroppo ritroviamo in pole position persone di cultura, politici, giornalisti e professionisti vari (ahimé anche i "professionisti" che dovrebbero invece essere per loro "mission" molto sensibili alla complessità psichica dell'Uomo).
Ricordiamo la massima di Wittgenstein poco sopra, e tenendola a mente leggiamo la riflessione qui di seguito del poeta Aldo Nove:
🖋️ "COMPLOTTISTA" è l'orrore linguistico con cui la neolingua bolla chiunque abbia ancora la forza di esercitare il diritto di critica e, in senso più esteso, di pensare. Il suo contrario, e che oggi non ha nome, è colui che passivamente subisce ogni brutale e stolta narrazione per rispetto insindacabile del Dogma. Che tale scempio d'umanità venga poi fatto in nome della "Scienza" (ribattezzata non a caso, per autodifesa, in "scienzah") è una beffa atroce che grida nei secoli vendetta. Newton e Galilei sono stati "complottisti". Marx e Nietzsche erano "complottisti". Einstein era "complottista". Pier Paolo Pasolini era "complottista".
Dovremmo ribaltare l'uso distopico e violentissimo di questo neotermine in senso positivo e usarlo con orgoglio: "Penso e dunque sì, sono "complottista".
(a cura di Emanuele Casale - psicologo clinico e scrittore)
PS:
per i naviganti di passaggio che scrivono "Cosa c'entra con Jung questo post", invito a leggere le info sul sito del blog e a leggere - in lingua italiana comprensibile - il nome del blog stesso, dove a fianco "Jung Italia" troviamo un trattino (-) e poi "Psicologia Complessa". Se ciò non dovesse aiutare ancora, invito a googlare e a studiare le Opere di Jung, specialmente i saggi "Presente e futuro", "Dopo la catastrofe", "Civiltà in transizione". Buon studio.
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