11/04/2020
Basta spese militari.
Basta con questo asfissiante controllo sociale.
Basta morti in mare e ai confini della fortezza Europa.
Basta miseria.
Basta sfruttamento e disuguaglianze.
Casa, reddito, dignità e giustizia sociale per tutti e tutte.
Appunti di quarantena da Via dei Transiti 28, COA T28 MILANO.
Che il mondo si basasse su sfruttamento, squilibri e disuguaglianze è sempre stato ovvio per chi lotta, si organizza e si batte per la giustizia sociale. La crisi globale che viviamo oggi ha messo sotto gli occhi di tutt* questa profonda iniquità del sistema economico, sociale e politico.
La pandemia in corso ha scoperto le carte sul tavolo: il neoliberismo che le élite politiche e industriali difendono e ci propinano come unico modello di vita possibile non è altro che un meccanismo avido ed egoista basato su strategie volte ad arricchire pochi, affamando molti.
Oggi infatti capiamo cosa comportano le spese militari a discapito di quelle sanitarie, a cosa porta l'infiltrazione mafiosa negli ospedali e nelle maglie dello Stato, cosa succede quando si privatizza il settore pubblico; capiamo i costi della precarizzazione e deregolamentazione del mercato del lavoro e dello smantellamento dello stato sociale.
É chiaro come i responsabili di tutto ciò vadano ricercati nei palazzi di governo, nei dirigenti di Confindustria, nei consigli di amministrazione delle fabbriche nazionali e multinazionali. Profitti, sfruttamento, opportunismo, repressione: ecco le loro parole d’ordine.
A fronte di questa crisi sanitaria ed economica propongono ridicoli sussidi (che oltretutto escludono occupanti, senza fissa dimora e precari/e), riempiono le strade di polizia, colpevolizzano chi passeggia o porta fuori il cane… unica eccezione: la spesa! Non possono certo ammettere le vere cause dei disastrosi effetti sociali della pandemia: la globalizzazione economica, che ferma le persone ma non le merci; la crisi abitativa, che obbliga troppi individui a condividere spazi angusti; e di nuovo, i tagli alla sanità, che ci lasciano priv* degli strumenti per combattere il virus, le spese militari per guerre inutili, la totale assenza di welfare che permetterebbe a chiunque una sicurezza basilare per proteggere sé e i/le altr* in momenti come questi. Se i padroni parlassero sinceramente delle vere cause di questa crisi dovrebbero sotterrarsi sotto un muro di vergogna.
Con i loro slogan "Bergamo is running" o "Milano non si ferma" hanno distorto la realtà manovrandola a loro piacimento e non si sono fermati nemmeno di fronte alla morte di migliaia di loro concittadin*. Sono ancora migliaia le aziende che continuano a lavorare in tutto il nord con la sola autocertificazione che nessuno controllerà mai, né oggi né tanto meno domani, quando sarà scongiurata questa pandemia.
E quando la crisi sanitaria sarà superata? Quando a dover convivere con le macerie di questo sistema saranno sempre gli/le stess*?
Anche qui la politica ha già la sua cieca soluzione in tasca: repressione e polizia.
Ce ne hanno già dato un assaggio: hanno distribuito in tutto il Paese militari e forze "dell'ordine", il cui ruolo non è stato chiaro fino a quando non ci sono stati i primi episodi di esproprio nei supermercati di Palermo o le rivolte nelle carceri. Nei salotti questi tentativi di alzare la testa sono stati subito sminuiti e attribuiti i primi alla mano della malavita, e le morti di carcere alle overdosi, ma sono interpretazioni classiste, cieche e conniventi di chi nega la possibilità che la disperazione si possa tramutare in esasperazione.
Le devastanti conseguenze del coronavirus sono solo l’ennesima catastrofe dovuta all’opportunismo delle classi dominanti: le migrazioni di massa, il cambiamento climatico, la forbice tra ricchezza e povertà che si fa sempre più ampia, sono tutti risultati di un mondo in mano a pochi potenti che detengono una ricchezza incalcolabile rispetto alle briciole che lasciano a chi il sistema lo sorregge dal basso.
Ci rassicurano che “andrà tutto bene”, che ci rialzeremo più forti di prima. Ma come potrebbe andare tutto bene se tornassero quelle esatte condizioni che hanno generato lo sfacelo?
Se la “normalità” è quella che ci priva del diritto alla casa, di condizioni di lavoro degne, della sanità pubblica e che ci riduce in povertà e precarietà, allora non ci andrà mai bene.
Ma è proprio questo momento di difficoltà a farci rendere conto di quant* siamo e in quali condizioni ci troviamo. Da qui dobbiamo ripartire con più forza: dobbiamo riprenderci il diritto di scegliere, di immaginare e di creare, la libertà di auto-organizzarci, perché nessuno sa meglio di noi come preferiamo gestire le nostre vite.
Perché non c'è più tempo, perché vivere la crisi oggi significa morirne.
Senza dare la possibilità a chi ha permesso e voluto tutto questo di rialzarsi.
Basta spese militari.
Basta con questo asfissiante controllo sociale.
Basta morti in mare e ai confini della fortezza Europa.
Basta miseria.
Basta sfruttamento e disuguaglianze.
Casa, reddito, dignità e giustizia sociale per tutti e tutte.