08/06/2026
Tra meno di un mese arriva il giorno più atteso da tutti i materani.
Nell'attesa vi rimando un mio scritto dello scorso anno.
"La festa della Bruna. La Vita, la Morte, la Rinascita.
Ogni anno, a Matera, la distruzione del carro trionfale lascia chi osserva da fuori perplesso, persino turbato. Le urla, la corsa, le mani che strappano con foga i resti di un’opera meravigliosa. A chi non conosce la festa, può sembrare un atto di vandalismo, un gesto brutale, senza senso. Ma è molto di più.
La distruzione del carro è una metafora potente. È la Vita, con la sua bellezza effimera, i suoi cicli, le sue contraddizioni. È la Morte, che arriva inattesa, impietosa, travolgente. Ma è anche e soprattutto la Rinascita.
Al principio, c'è un'idea. Un progetto.
L’artigiano che realizzerà il carro viene scelto proprio sulla base di quel progetto, e da quel momento comincia un percorso lungo, faticoso, carico di dedizione. Un tempo che richiama i nove mesi della gestazione umana. Un figlio che prende forma tra mani sapienti, giorno dopo giorno.
Poi arriva il 2 luglio. Il carro, come un figlio ormai cresciuto, viene guidato lungo le vie della città, protetto, ammirato, accompagnato dal popolo. Tutti insieme, ognuno con il proprio ruolo: chi prega, chi osserva, chi festeggia. È la vita che scorre, fatta di incontri, legami, emozioni condivise.
E infine, l’assalto. L’attimo in cui la bellezza si fa frammento.
Il carro viene travolto dalla folla e fatto a pezzi. Ma quella furia non è odio. È partecipazione, è catarsi collettiva. Un rito antico e necessario.
La morte non è amorevole, non lo è mai stata. È dura, violenta, spaventosa. Ci toglie affetti, ci priva delle cose che amiamo. Ma è anche il passaggio verso qualcosa di nuovo.
Come ci insegna la religione — e la saggezza popolare — dopo la morte c’è la rinascita.
Ogni anno il carro rinasce. Ogni anno l’artigiano riparte. Ogni anno la comunità si ricompone attorno a questo gesto.
Chi giudica questa festa senza conoscerla, forse si ferma alla superficie. Ma dentro l’assalto finale, c’è l’essenza stessa della nostra umanità. E forse anche qualcosa del divino."