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Un progetto d’interior in cui equilibrio, ricerca estetica e identità convivono in modo armonico, valorizzando ogni pros...
01/06/2026

Un progetto d’interior in cui equilibrio, ricerca estetica e identità convivono in modo armonico, valorizzando ogni prospettiva dello spazio abitativo.

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Distribuzione degli ambienti, continuità visive e studio dei volumi contribuiscono a creare soluzioni abitative pensate ...
29/05/2026

Distribuzione degli ambienti, continuità visive e studio dei volumi contribuiscono a creare soluzioni abitative pensate per migliorare la qualità del vivere quotidiano, valorizzando ogni spazio in modo armonico e coerente.

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Matericità, cromie e superfici: la progettazione inizia dalla ricerca di combinazioni capaci di creare identità.www.adho...
28/05/2026

Matericità, cromie e superfici: la progettazione inizia dalla ricerca di combinazioni capaci di creare identità.

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Un interior design che interpreta lo spazio attraverso dettagli essenziali e scelte progettuali coerenti.www.adhok.it   ...
26/05/2026

Un interior design che interpreta lo spazio attraverso dettagli essenziali e scelte progettuali coerenti.

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[Poeticamente abita l’uomo]Ci sono architetture che non si limitano a essere osservate. Si fanno ricordare. Nel cinema, ...
22/05/2026

[Poeticamente abita l’uomo]

Ci sono architetture che non si limitano a essere osservate. Si fanno ricordare. Nel cinema, alcuni spazi diventano emozione, tensione, silenzio, meraviglia. Entrano nella scena e ne cambiano il significato, trasformandosi in parte viva del racconto. Perché quando immagine e architettura si incontrano, nasce qualcosa che resta nella memoria molto più di un semplice fotogramma.

Ogni progetto d’arredo è il risultato di una visione condivisa.www.adhok.it
20/05/2026

Ogni progetto d’arredo è il risultato di una visione condivisa.

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La cucina come spazio di relazione, progettata per unire funzionalità, calore e convivialità.www.adhok.it
18/05/2026

La cucina come spazio di relazione, progettata per unire funzionalità, calore e convivialità.

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Interno ed esterno dialogano attraverso continuità visive, materiali e aperture che ampliano la percezione dello spazio....
15/05/2026

Interno ed esterno dialogano attraverso continuità visive, materiali e aperture che ampliano la percezione dello spazio.

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12/05/2026
09/05/2026

Gli acquedotti romani non scorrevano sempre in discesa. A Lione facevano il contrario.

Quando pensi a un acquedotto romano, vedi un canale in lieve pendenza che segue il territorio per decine di chilometri. Un'architettura della gravità. Semplice, elegante, passiva.

A Lugdunum — la Lione romana del I secolo d.C. — quella logica fu abbandonata di proposito.

I romani costruirono qualcosa di radicalmente diverso: sifoni invertiti. Tubi in piombo saldato che scendevano nelle valli, toccavano il fondo, e risalivano dall'altra parte. Non canali aperti. Tubature in pressione, interrate o appoggiate su arcate, che trasportavano acqua verso l'alto sfruttando solo la differenza di quota tra sorgente e destinazione.

Nessuna p***a. Nessuna macchina. Solo idrostatica.

Erano nove, distribuiti tra i quattro acquedotti che alimentavano la città. Il solo acquedotto del Gier — il principale, lungo 86 chilometri — ne contava quattro, e per costruirli vennero fusi e saldati oltre 10.000 tonnellate di piombo. Diecimila. Per una sola linea idrica.

Aspetta.

Le pressioni interne a queste tubature raggiungevano le 10 atmosfere — l'equivalente di 100 metri di colonna d'acqua che spinge contro la parete del tubo. Non è la pressione di un rubinetto domestico. È la pressione di un subacqueo a 100 metri di profondità. Sostenuta, in modo continuativo, da tubi in piombo saldato a mano nel I secolo d.C.

Il solo acquedotto del Gier trasportava 15.000 metri cubi d'acqua al giorno. In confronto, una piscina olimpionica ne contiene 2.500.

Quando l'Impero cadde, questa tecnica sparì con lui. Per oltre mille anni, nessun ingegnere europeo costruì un sistema idrico a pressione paragonabile. L'Europa medievale tornò ai canali aperti, alle ruote idrauliche, alla gravità semplice. I sifoni invertiti di Lione restarono là, interrati sotto le valli, senza successori.

Una città romana sapeva già fare quello che l'Europa avrebbe riscoperto solo nel Rinascimento.

In breve:
A Lione romana 9 sifoni invertiti in piombo trasportavano acqua 'in salita' senza pompe, a pressioni fino a 10 atmosfere
Solo per l'acquedotto del Gier furono usate 10.000 tonnellate di piombo e trasportati 15.000 m³ d'acqua al giorno
Con la caduta di Roma questa tecnica scomparve dall'ingegneria europea per oltre mille anni

Indirizzo

Via Giosuè Carducci, 64
Lissone
20851

Orario di apertura

Lunedì 15:00 - 19:30
Martedì 09:30 - 12:30
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Mercoledì 09:30 - 12:30
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Giovedì 09:30 - 12:30
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Venerdì 09:30 - 12:30
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Sabato 09:30 - 12:30
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