03/06/2026
“𝐒𝐞 𝐦𝐚𝐧𝐜𝐚 𝐩𝐞𝐥𝐥𝐞𝐭, 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐧𝐨𝐧 𝐥𝐨 𝐩𝐫𝐨𝐝𝐮𝐜𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐢𝐧 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚?”
È una domanda che sentiamo spesso.
E la risposta che circola sui social è quasi sempre la stessa:
“Abbiamo boschi ovunque. Basterebbe usare il legno italiano e il problema sarebbe risolto.”
Sembra logico.
Ma è davvero così semplice?
Partiamo dai numeri.
Nel 2025 il consumo italiano di pellet è stato stimato in oltre 3 milioni di tonnellate.
La produzione nazionale certificata ENplus è stata di circa 432.000 tonnellate.
Anche considerando la produzione non certificata, l’Italia arriva complessivamente a circa 500.000 tonnellate.
Tradotto:
produciamo in Italia soltanto circa il 15% del pellet che consumiamo.
Il restante fabbisogno, oltre 2,5 milioni di tonnellate, deve essere coperto principalmente con approvvigionamenti dall’estero.
E allora la domanda diventa ancora più interessante:
𝐬𝐞 𝐥’𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚 𝐡𝐚 𝐜𝐨𝐬𝐢̀ 𝐭𝐚𝐧𝐭𝐢 𝐛𝐨𝐬𝐜𝐡𝐢, 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐧𝐨𝐧 𝐩𝐫𝐨𝐝𝐮𝐜𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐢𝐧 𝐜𝐚𝐬𝐚 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐢𝐥 𝐩𝐞𝐥𝐥𝐞𝐭 𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐢 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐞?
L’Italia ha oltre 11 milioni di ettari di foreste, quasi il 40% del territorio nazionale.
Quindi il legno non manca?
Il punto è che avere molti boschi non significa automaticamente avere milioni di tonnellate di materia prima pronta per diventare pellet.
Il pellet può essere prodotto da legno vergine idoneo, ma una parte fondamentale della produzione nasce dalla valorizzazione dei residui della lavorazione del legno:
* segatura;
* trucioli;
* sottoprodotti delle segherie;
* residui puliti dell’industria del legno.
In altre parole, il pellet non dipende solo da quanti alberi abbiamo.
Dipende da quanto legno viene gestito, tagliato in modo sostenibile, trasportato, segato e trasformato in Italia.
Ed è proprio qui che emerge il limite della nostra filiera.
𝐀𝐛𝐛𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐦𝐨𝐥𝐭𝐢 𝐛𝐨𝐬𝐜𝐡𝐢.
𝐌𝐚 𝐚𝐛𝐛𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐮𝐧𝐚 𝐟𝐢𝐥𝐢𝐞𝐫𝐚 𝐟𝐨𝐫𝐞𝐬𝐭𝐚𝐥𝐞 𝐞 𝐢𝐧𝐝𝐮𝐬𝐭𝐫𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐚𝐧𝐜𝐨𝐫𝐚 𝐩𝐨𝐜𝐨 𝐬𝐯𝐢𝐥𝐮𝐩𝐩𝐚𝐭𝐚 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐚𝐥 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐟𝐚𝐛𝐛𝐢𝐬𝐨𝐠𝐧𝐨.
Oggi solo poco più del 15% della superficie forestale italiana è interessata da piani di gestione.
Il prelievo di legno dai nostri boschi è molto inferiore alla crescita annuale delle foreste e molto più basso rispetto alla media europea.
Inoltre, negli anni sono diminuite segherie e infrastrutture necessarie per lavorare il legno in modo continuativo e organizzato.
Il risultato?
Molti boschi, ma poca filiera.
E poca filiera significa:
meno lavorato in Italia;
meno tavole e semilavorati;
meno segatura e residui disponibili;
meno pellet prodotto nel nostro Paese.
Per questo non basta dire:
“Apriamo qualche fabbrica di pellet in più.”
Una fabbrica senza una disponibilità costante di materia prima non risolve il problema.
Per produrre davvero più italiano servirebbero:
* più gestione pianificata e sostenibile;
* più infrastrutture per lavorare i boschi;
* più imprese forestali organizzate;
* più segherie e impianti di prima trasformazione;
* più disponibilità costante di e residui puliti;
* una filiera italiana più forte, dall’albero al prodotto finito.
E qui arriviamo al punto che probabilmente farà discutere.
C’è chi dice:
“Importiamo pellet dall’ mentre lasciamo inutilizzati i nostri boschi.”
E c’è chi risponde:
“Tagliare più legno significa distruggere le nostre foreste.”
Ma forse la domanda giusta non è:
“Tagliare o non tagliare?”
La vera domanda è:
“Possiamo gestire meglio i nostri boschi, in modo sostenibile, producendo più valore in Italia e dipendendo meno dall’estero?”
Perché un bosco lasciato senza gestione non è automaticamente un bosco tutelato meglio.
E una gestione forestale fatta con regole, pianificazione e controlli non significa distruggere il patrimonio naturale.
Significa utilizzare responsabilmente una parte della crescita del bosco, mantenendolo curato, produttivo e vivo nel tempo.
Nel frattempo, i numeri restano questi:
oltre 3 milioni di tonnellate consumate in Italia;
circa 500.000 tonnellate prodotte in Italia;
oltre 2,5 milioni di tonnellate da reperire principalmente fuori dai nostri confini.
Ecco perché, quando il mercato europeo si restringe, quando alcuni Paesi esportano meno o quando la domanda aumenta improvvisamente, l’Italia è tra i Paesi più esposti.
𝐍𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐚𝐥𝐥𝐚𝐫𝐦𝐢𝐬𝐦𝐨.
𝐍𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐮𝐧𝐚 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐬𝐥𝐨𝐠𝐚𝐧.
𝐄̀ 𝐢𝐥 𝐫𝐢𝐬𝐮𝐥𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐮𝐧𝐚 𝐟𝐢𝐥𝐢𝐞𝐫𝐚 𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝐮𝐧 𝐠𝐫𝐚𝐧𝐝𝐞 𝐩𝐨𝐭𝐞𝐧𝐳𝐢𝐚𝐥𝐞, 𝐦𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐨𝐠𝐠𝐢 𝐧𝐨𝐧 𝐛𝐚𝐬𝐭𝐚 𝐚𝐧𝐜𝐨𝐫𝐚 𝐚 𝐜𝐨𝐩𝐫𝐢𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐟𝐚𝐛𝐛𝐢𝐬𝐨𝐠𝐧𝐨.
E adesso vogliamo sapere la vostra opinione:
secondo voi l’Italia dovrebbe investire di più nella gestione sostenibile dei propri boschi e nella produzione nazionale di pellet?
Oppure è giusto continuare a dipendere in larga parte dalle importazioni?
Scrivetelo nei commenti.
Fonti: AIEL – Mercato italiano del pellet 2025; AIEL – Filiera legno-energia; MASAF – Dati sulla filiera forestale italiana.
📍 Parravicini Pietro snc