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08/02/2018
Meissen, nei pressi di Dresda (Germania), anno 1710: nasce, sotto gli auspici di Augusto II il Forte di Sassonia, la pri...
19/09/2013

Meissen, nei pressi di Dresda (Germania), anno 1710: nasce, sotto gli auspici di Augusto II il Forte di Sassonia, la prima fabbrica europea di porcellane a pasta dura. Fu un risultato importantissimo, ottenuto dopo tanti vani tentativi di strappare alla Cina il monopolio nella produzione di questo materiale. I costi per l’importazione in Europa delle ricercatissime porcellane cinesi, infatti, si facevano sempre più insostenibili e finalmente, all’inizio del Settecento, l’alchimista Johann Friedrich Böttger, il fisico von Tschirnhaus e altri esperti fonditori riuscirono nell’impresa di svelare il segreto della porcellana.

Presto la manifattura di Meissen affiancò alla produzione di raffinate stoviglie (piatti, zuppiere, ciotole…) quella di figurine in porcellana, ispirate a quelle in zucchero che decoravano le tavole imbandite della nobiltà tedesca. Sono proprio queste figure, la produzione più accattivante della manifattura, a essere ricercate dai collezionisti di tutto il mondo. Il loro valore è ovviamente legato all’epoca di produzione, ma poiché i pezzi non sono datati e gli stessi modelli furono utilizzati a più riprese è difficile fare distinzioni precise, in particolare tra la produzione settecentesca e quelle posteriori.
Per farsi un’idea del valore che il mercato attribuisce alle figurine di Meissen basta fare una semplice ricerca sulla Banca Dati NTQ: lo strumento pensato per chi vuole ricercare, comprare e vendere oggetti d’arte e antiquariato.
Il primo periodo è legato alla produzione realizzata sotto la guida di Johann Joachim Kandler, dal 1731 al 1774: egli puntò sul trionfo delle forme, in pieno spirito barocco e rococò. Invece, la successiva direzione di Camillo Marcolini (1774-1813) fu tutta improntata alle linee più semplici del neoclassismo.

Modelli
I modelli rappresentati erano i membri della corte o i personaggi della Commedia dell’Arte. Furono poi aggiunti popolani in costume tipico, scene pastorali e mitologiche, cineserie, animali e soggetti tratti dalle stampe in serie Cries of London e Cries of Paris (raffiguranti spaccati di vita popolare cittadina). La popolarità dei modelli e della produzione di Meissen era soggetta alle mode: se nei primi anni le figurine cinesi erano molto popolari, seguite dai personaggi della Commedia dell’Arte, con il cambio di secolo fecero la loro comparsa figure mitologiche e gruppi allegorici. Infine, alla fine dell’Ottocento, si registrarono un forte revival rococò e poi le prime prove Art Nouveau.

Dettagli da tenere d’occhio
Uno dei metodi più efficaci per datare un modello è la sua tecnica decorativa. Gli occhi sono il primo dettaglio da controllare: nel Settecento erano realizzati con una sola sottile pennellata, così come i capelli e le ciglia. Successivamente si impiegò maggior cura e il risultato fu più vicino al vero. Alle volte le palpebre erano addirittura modellate e non solo dipinte. L’iride nel Settecento è sempre marrone o grigia, mai blu, colore impiegato a partire dal secolo successivo. Un aiuto può ve**re dall’esame del marchio: le spade incrociate (dallo stemma della Sassonia), cui si affiancano di volta in volta segni o lettere.

Processo di cottura
Gli esemplari settecenteschi spesso presentano alcune crepe dovute al processo di cottura: queste non vanno confuse con rotture restaurate, ma sono dovute al processo di essiccazione e cottura che faceva contrarre ogni modello di circa il 20%. Con il progresso tecnologico questi difetti furono eliminati ed è molto raro vedere simili difetti nei pezzi prodotti successivamente. Lo stesso vale per la vetrina: nel Settecento è più soggetta alla presenza di tracce di cottura (punti neri, bollicine) ed altre mancanze; nell’Ottocento è meglio distribuita e priva di imperfezioni.

Aspetto
Le prime figure prodotte a Meissen poggiano su una semplice base, con fiori applicati, anche se a partire dal 1740 furono introdotte delle volute rococò. Il fondo è di solito piatto e privo di vetrina: un valido indicatore è l’assenza di vetrina anche a filo dei bordi della base. Le basi del periodo neoclassico imitano il marmo oppure sono circolari con una fascia decorativa alla greca; quelle successive sono una caricata riproposizione di quelle dei periodi precedenti, oltre ad essere cave e invetriate.
Sebbene i volti di Kandler appaiano piuttosto severi, le tonalità di colore sono molto vive e brillanti, le pennellate ampie e ben delineate, le figure sono dettagliate e, se in gruppo, sono modellate separatamente per poi essere unite. Le figure del periodo Marcolini sono modellate in maniera rigida: i colori seguono le tonalità pastello sono applicate a larghe pennellate su figure classiche, mentre su quelle contemporanee piccoli fiorellini appaiono sugli abiti. I modelli del XIX secolo perdono vitalità e i colori sono piuttosto slavati. Poiché le prime figurine andavano collocate su tavoli, la decorazione e il modellato erano a tutto tondo; gli esemplari successivi, predisposti per essere collocati in vetrine, furono meno curati sul retro.

Per ebanisteria s'intende l'arte di comporre decorazioni, mosaici o disegni veri e propri, utilizzando solo ed esclusiva...
19/09/2013

Per ebanisteria s'intende l'arte di comporre decorazioni, mosaici o disegni veri e propri, utilizzando solo ed esclusivamente il legno, in svariate qualità più o meno pregiate (e non solo ebano, a discapito del nome), a differenza dell'intarsio ove oltre ai legnami, vengono utilizzati altri materiali (ad esempio l'avorio).
Come per l'intarsio, anche in ebanisteria la base consiste in un disegno su cartone, ritagliato e composto a modo di mosaico.
La figura dell'ebanista si delinea nel rinascimento, quando i mobili, che fino ad allora avevano avuto una linea semplice e regolare, cominciano a seguire i dettami del nuovo stile ed iniziano ad incorporare sculture in legno e pannelli intarsiati e impiallacciati. Per la realizzazione di questi manufatti è necessario che il falegname si trasformi in ebanista, ovvero che da artigiano passi ad artista.
Nel corso dei secoli questa arte si è andata affinando e con il barocco, ma soprattutto con il rococò, si giunse ad applicazioni di inserti in metallo e pietre dure. Questo rese i mobili delle vere opere d'arte che sono tuttora ricercate dai collezionisti per la loro bellezza.
Fra i più grandi ebanisti si possono citare i francesi André-Charles Boulle, fondatore di una scuola che fece grande uso di altri materiali, quali la madreperla, l'ottone e la tartaruga,[1] Antoine Gaudreau, Charles Cressent, Jean-Pierre Latz, Françoise Oeben e Bernard II van Risenbergh, l'inglese Thomas Chippendale, il tedesco David Roentgen e l'italiano Giuseppe Maggiolini operante nella Lombardia asburgica a cavallo tra il XVIII ed il XIX secolo.
Spesso le composizioni ebanistiche costituiscono il disegno principale di un mobile, come accadeva per le opere del Maggiolini, artigiano mobiliere ritenuto il più grande ebanista neoclassico a livello mondiale. Egli utilizzava 86 tipi di legni differenti, tra i quali mogano, ebano, acero, agrifoglio, ulivo, bosso, biancospino, ecc.; manteneva inoltre i colori naturali dei legni sopra citati, ad eccezione di rare occasioni in cui si serviva di coloranti a base di silicati, per ottenere verde, blu, rosa pallido o celeste, colori che in natura non esistono.

Indirizzo

Corso Vittorio Emanuele, 116
Ginosa
74013

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