12/07/2026
Cari colleghi presidenti, amici del Tiro a Segno, la riforma attualmente in discussione in Parlamento ha a mio avviso un grande merito, quello di averci uniti con una compattezza raramente vista prima. Uniti contro un'idea che non si ripropone di riformare alcunché, ma che avrà come unico risultato quello di azzerare 160 anni di storia del tiro a segno. Le riforme servono ad innovare, a migliorare e devono essere concepite con lucidità ed intelligenza ma non senza una buona dose di amore per la materia che si sta trattando. In nessun punto dell'art.8 vedo passione e non ne sono sorpreso, tenuto conto dell'immagine che il commissario ha offerto di tutti noi agli occhi della commissione parlamentare, lui e due (2!) commissari da lui stesso nominati in due sezioni, tacendo del lavoro egregio delle altre. Le sezioni sono oltre 260 e io trovo ingiusto che nulla si sia detto di tutto quello che quotidianamente facciamo a titolo gratuito, offrendo allo Stato un servizio di altissima qualità. Non voglio parlare di quanto emerso in audizione in Commissione cultura e della sua immagine opacizzata dalle vicende di Milano, della Arrighi, della Pugilistica; non mi interessa la polemica politica, voglio invece restare centrato sulle ricadute pratiche importanti della riforma, di cui noi presidenti non potremo non tenere conto. Le incoerenze della misura sono state messe in evidenza tutte, tuttavia all'atto pratico noi presidenti dovremo misurarci con alcuni effetti molto gravi, derivanti dal mancato coordinamento di questo decreto legge con l'intero impianto normativo che da decenni disciplina la materia. Mi riferisco alla Legge 110/1975, al TULPS, al Decreto Legislativo 66/2010 oltre che all'intero impianto normativo in materia di tutela dei lavoratori. La qualità di soggetto di diritto pubblico, che costituisce il presupposto sul quale le nostre sezioni posseggono un numero enorme di armi, ci verrà sottratta e le nostre sezioni diverranno solo soggetti di diritto privato, tenuti come tali a rispettare rigorosamente il numero massimo di armi detenibili, che a questo punto nel silenzio della norma immagino vada a cumularsi con il numero massimo di armi che ciascun presidente detiene già personalmente. L'art.8 comma 18 lett. d) lascia in capo ai presidenti l'obbligo di custodia delle armi di cui all'art.20 L.110/1975, ma si dimentica di considerare che ognuno di noi ne avrà un numero maggiore di quello detenibile. Si corre il rischio di trovarsi improvvisamente fuorilegge a causa di un intervento normativo raffazzonato sicché è mia intenzione scrivere al Prefetto, al Questore ed anche al Ministro dell'Interno per rappresentare che se la norma trasferisce all'Unione anche tutti i beni mobili e le dotazioni delle sezioni questa dovrà entro 72h prendere le armi in carico e portarle a Viale Tiziano. Ovviamente, immediatamente dopo sarà mia cura, sul presupposto dell'art.42 della Costituzione e dell'art.834 cc richiedere alla Uits l'indennizzo delle armi di cui evidentemente la sezione è stata di fatto espropriata. Vi ricordo infatti che la proprietà privata è un diritto costituzionalmente garantito che può essere compresso solo per ragioni di interesse pubblico e comunque in ogni caso sempre dietro indennizzo. L'interesse pubblico mi pare che finora lo abbiamo soddisfatto noi, con le nostre dotazioni, in maniera egregia e virtuosa e soprattutto a titolo gratuito. L'indennità per l'esproprio delle armi ci è dovuta, è dovuta ai nostri soci coi cui denari le abbiamo comprate. Inoltre, sebbene privati delle entrate istituzionali, nell'attesa che il commissario approvi il regolamento di contabilità i cui contenuti ci sono del tutto sconosciuti, toccherà a noi quali datori di lavoro pagare gli stipendi ai nostri dipendenti. Sul piano politico, dovremmo forse far sapere a tutti i nostri iscritti cosa sta accadendo e soprattutto ad opera di chi; a futura memoria.
Qualche giorno fa, nel corso dell'ampia riunione cui partecipammo in tanti, qualcuno era restio all'idea di incrociare le braccia, ventilando rischi di imputazione di interruzione di pubblico servizio. Sorvolando sul fatto che anche ai medici ospedalieri è riconosciuto il diritto di sciopero, io non credo si debba ricorrere a una misura del genere; ritengo però pericoloso, il giorno successivo la definitività di questa "riforma", che i presidenti firmino i certificati. Evidentemente dovremmo forse congelare determinate attività istituzionali nell'attesa che si definisca concretamente la procedura di selezione dell'ispettore, che dovrà svolgere la sua opera in maniera continuativa, esclusiva e autonoma, anche se non ci viene detto come sarà contrattualizzato e da chi. La norma dice che "presso ogni sezione" opera un ispettore Uits, ma non dice alle dipendenze di chi. Neppure dice che tipo di corso questi dovrà annualmente superare né quando si terrà né fino ad allora chi e come è legittimato a firmare i certificati. Un pasticcio, insomma.
Ora, questa mia veloce riflessione non vuole avere l'obiettivo di sollecitare l'adesione da parte vostra a una qualche iniziativa; a mia tutela mi muoverò come ho scritto anche se fossi solo. Ritengo tuttavia opportuno se non addirittura necessario che la base del Tiro a Segno costituita da noi presidenti di sezione si organizzi una volta per tutte, si compatti in un movimento autocostituito e autodeterminato, che rivendichi dignità e cerchi legittimazione per cercare l'interlocuzione con il governo che ha scritto il d.l. e con i parlamentari che dovranno convertirlo. Non è un compito che possiamo affidare ai tre candidati alla presidenza, ai quali formulo i miei personali complimenti e ringraziamenti per essere stati uniti, anche loro, nell'unica direzione da prendere; a tale riguardo, qualora qualcuno dovesse ventilare che questa mia comunicazione sia preordinata a miei presunti progetti successivi, fin da subito voglio dirvi che anche se dovessero essere riaperti i termini per le candidature e tenersi ugualmente le elezioni, questa mia proposta non cela alcuna velleità elettorale.
Se condividete la mia iniziativa, rispondetemi.
Un caro saluto e un in bocca al lupo a tutti noi.
Il presidente della Sezione T.S.N. di Eboli
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avv. Alessandro Rizzo
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