Il ricordo è ancora nitido: io piccolina che giocavo per ore con i Lego e costruivo casette ma senza il tetto perché dentro dovevo arredarle! Crescendo mi incuriosiva sempre di più il lavoro del mio papà, lui era un falegname, lavorava con mio zio e costruivano mobili. Io adoravo l’odore del legno che sentivo quando andavo a trovarlo in laboratorio. La sega circolare che tagliava il tronco lo bruciacchiava e si sentiva quell'odore misto di legno essiccato e bruciato, mi tuffavo nei trucioli come in una piscina limpida e giocavo con gli scarti del legno costruendo piccoli tavolini per le mie bambole.
Questa passione è poi cresciuta con me fino alla scelta di iscrivermi ad una scuola superiore conosciuta e rinomata nel campo dell’arredamento, conseguendo nel 1995 una borsa di studio per un concorso in cui ci si dilettava ad arredare un Loft creando da zero tutto l’ambiente.
Finito il percorso scolastico, iniziai a lavorare, purtroppo in un settore completamente diverso. Continuai comunque a progettare e arredare come secondo lavoro. Non volevo lasciare il MIO mondo, temevo di perderlo; allo stesso tempo non ero ancora abbastanza matura per affrontarlo.
Ai tempi il posto fisso, con un contratto di lavoro a tempo indeterminato e full time, era visto come una benedizione nella vita di una persona normalissima, ed io in quel momento avevo proprio un lavoro così, ma non era il mio obbiettivo!
In quel periodo incominciai a cercare lavoro inviando curriculum alle esposizioni di mobili che trovavo interessanti, fino a quando il mio interesse venne ricambiato e ricevetti una proposta di lavoro abbastanza allettante, ma non del tutto rassicurante.
La proposta arrivata dall’esposizione che avevo scelto prevedeva un contratto di 18 mesi con eventuale conferma allo scadere, con un orario part-time, un minimo di fisso mensile e una percentuale sulle vendite.
Il lancio nel buio era abbastanza palese! Passare da un contratto a tempo pieno e indeterminato ad un part-time a termine, non c’era paragone ragionevole!
Tutto era nelle mie mani e nella fiducia che avevo in me stessa e nelle mie capacità e dovevo assolutamente provarci! Accettai senza troppi ripensamenti con la consapevolezza di dover cambiare in qualche modo la mia vita che in quel momento era fatta di certezze e di stabilità.
Iniziarono così 8 anni in cui feci di tutto per accrescere le mie conoscenze, dallo studio approfondito dei listini e dei prodotti delle nuove aziende di mobili, alle uscite in consegna o a fine lavori per vedere con i miei occhi i miei progetti realizzati. Tutto mi sembrava sempre nuovo ma l’atteggiamento positivo con il quale affrontavo le cose che non conoscevo mi aiutava comunque a crescere professionalmente.
E crescendo professionalmente mi rendevo sempre più conto che mi scontravo spesso con il metodo di vendita che i titolari dell’esposizione per la quale lavoravo avrebbero voluto che usassi con i clienti. Non avendo mai studiato tecniche di vendita, io non mi concentravo su come poter vendere un prodotto. La mia principale preoccupazione era quella di risolvere il problema o l’esigenza che il mio cliente mi confidava in quel momento. Risolto questo con un progetto o una soluzione alternativa tutto il resto veniva da sé. Cercavo in tutti i modi di spiegare che il mio metodo era semplice e si poteva addirittura schematizzare in pochi passaggi:
1_ il cliente esprime un’esigenza o ti pone un problema.
2_ tu studi la soluzione migliore o le soluzioni alternative che possono risolvere questa esigenza o questo problema.
3_ esponi al cliente il tuo lavoro e vi confrontate fino alla soluzione.
4_ con il cliente contento e con la soluzione arriva anche la conferma.
Ma nulla, mi rispondevano dicendo che era il mio modo fare e la mia simpatia che conquistava il cliente ed io mi sentivo confusa.
Era un continuo vivere alternando stati di estrema felicità con i miei clienti per i miei progetti e per i miei risultati, in contrasto con emozioni forti di rabbia che scaturivano dalla situazione lavorativa che ero costretta a subire in quel periodo. E così capii che era ora di iniziare a “camminare con le mie gambe” e a costruire qualcosa usando la mia testa, la mia esperienza e il mio metodo.
Uscendo completamente da quella situazione lavorativa al quanto scomoda e aprendo finalmente gli occhi al mondo che mi circondava, per una serie di circostanze venni a conoscenza del “Sistema Intraprenditori” che in breve tempo mi aiutò a capire che non c’erano mille idee o mille soluzioni, l’unica idea chiara e semplice che viaggiava nella mia testa era questa: “a me piace progettare cucine, mi piace, lo faccio bene e lo faccio divertendomi e accontentando sempre il mio cliente!”. “ma allora perché non concentrare tutte le mie forze proprio su questo? Con otto anni di esperienza posso essere d’aiuto a tutte quelle persone che hanno bisogno di consigli prima ancora di una cucina!
E l’idea prendeva sempre più piede. Il pensiero di poter seguire il mio cliente senza limiti, in tutto ciò che necessita, di accompagnarlo dal progetto della sua cucina ideale all’acquisto, passo dopo passo, ha incominciato a creare questa nuova figura professionale che è diventata in breve tempo il mio unico obbiettivo da realizzare al meglio.
Ed ecco nascere in un lampo la KITCHEN PLANNER.
Per l’associazione di parole del nome Kitchen Planner devo ringraziare Lea Svizzero, una famosa wedding planner nonché collega di corso ad Intraprenditori. Confrontandoci professionalmente ci rendemmo conto che il nostro lavoro aveva molto in comune. In qualche modo entrambe ci troviamo a dover risolvere delle esigenze e dei problemi per realizzare il sogno del nostro cliente, che per quanto mi riguarda è la sua cucina ideale!
Ed eccomi qui! Sono l’unica KITCHEN PLANNER in Italia che attraverso i suoi consigli, progettando con te e curando solo i tuoi interessi, ti porterà alla realizzazione della cucina su misura per te!