Confcommercio Sardegna

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14/09/2019

JURY CHECHI A NUORO PER PARLARE DI IMPRESA: ACCADEMIA SPORT E MANAGEMENT
Il Prossimo 18 ottobre 2019
Di cosa parleremo?
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27/09/2018
02/02/2017

In Sardegna quasi 1.900 imprese in più, Isola cresce più dell'Italia
Boom a Nuoro, prima nella classifica delle 105 province

Più servizi di alloggio e per le imprese, dalla manutenzione alla consulenza, ma anche il commercio cresce. La Sardegna va oltre la media nazionale per il tasso di crescita delle imprese, secondo i dati del Registro delle imprese per il 2016 nella fotografia delle iscrizioni e cessazioni, realizzata da Unioncamere e InfoCamere, e diffusa in occasione dell’Assemblea dei presidenti delle Camere di commercio a Padova. Un vero e proprio boom a Nuoro, che scala la vetta la classifica delle 105 province italiane.

Rispetto ad un tasso di crescita in Italia che si ferma allo 0,68% nel 2016 (0,75% nel 2015), l'Isola sale sino all'1,13% (0,91% nel 2015), con un saldo positivo di 1.891 imprese sulle 41.354 nel Paese, registrando nello scorso anno 9.653 iscrizioni (363.488 in Italia) e 7.762 cessazioni (322.134 in Italia) e così il sistema imprenditoriale sardo a fine dicembre arriva a contare 168.534 aziende registrate su un totale complessivo nazionale di 6.073.763.

L'exploit di Nuoro è nei numeri: 2,09% il tasso di crescita con un saldo positivo di 578 imprese tra 1.801 iscrizioni e 1.223 cessazioni. Al 23/o posto Sassari che supera la media sarda con l'1,16% di crescita e ben 649 aziende in più (3.194 iscritte e 2.545 cessate). Cagliari si piazza al 36/o posto con un tasso di crescita dello 0,83% ed un saldo attivo di 578 imprese (3.952 iscritte e 3.374 cessate), mentre Oristano si ferma al 43/o posto, poco sotto la media dell'Isola, con lo 0,61% in più di crescita e un saldo di 86 imprese (706 iscrizioni e 620 cessazioni).

“”I numeri di Nuoro fanno ben sperare in una ripresa che possa trainare anche le altre province meno performanti – dice il presidente di Confcommercio Sardegna, Alberto Bertolotti – A tale proposito sarebbe particolarmente proficuo attivare i 25 milioni di euro nella disponibilità del Consiglio regionale a valere sui bandi per la competitività”.

25/01/2017

Fipe, peso ristorazione aumenta in Sardegna, ma saldo imprese negativo

Tra il 2007 ed il 2015 è calata del 12,9% (-66,72 euro) la spesa mensile per gli alimentari delle famiglie in Sardegna, in linea con il dato nazionale. Come nel resto d'Italia, però, è cresciuto il peso della ristorazione sul totale dei consumi alimentari, seppure in maniera meno accentuata dello 0,9% della media nazionale. E' quanto emerge dal rapporto ristorazione 2016 di Fipe-Confcommercio basato su dati Istat e Camere di Commercio.
Nell'Isola i servizi di ristorazione vengono erogati (dati 2015) da 10.538, cioè il 3,2% della imprese attive in Italia (325.110): di queste 13,7% sono società di capitale, il 31,5% società di persone, il 52,9% ditte individuali e l'1,9% altre forme giuridiche. Il saldo tra imprese iscritte e quelle cessate è negativo (-422) come nel resto dell'Italia con un tasso di imprenditorialità pari al -4% ben più negativo del -3,3 della media italiana e del -3,2% della media del Sud e Isole. Tra gennaio e settembre 2016 in Sardegna si è registrato anche un ulteriore dato negativo con 326 imprese iscritte 502 cessate ed un saldo di -176.
Nel dettaglio i bar e altri esercizi simili senza cucina nell'Isola sono 5.069 (il 3,4% del totale nazionale – più della Calabria che si ferma al 3% ma meno della Sicilia o della Puglia che superano il 5% del totale). In massima parte si tratta di società di ditte individuali (51,9%) e di società di persone (35%). In questo caso si registra un saldo negativo tra imprese attive e cessate di 190 in valori assoluti e del -3,7% rispetto al tasso di imprenditorialità (Sud e Isole -3,2%; Italia -3,7%). I ristoranti e le attività di ristorazione mobile risultano essere 5.358 (il 3,1% del totale in Italia, dove sono attive 172.688): anche in questo casa si tratta soprattutto di ditte individuali (54,2%) e di società di persone (28,5%). Anche stavolta si registra un saldo negativo tra imprese attive e cessate pari -223 (-4,2%; Sud e Isole -3,2%; Italia -2,9%). La fornitura di pasti preparati e altri servizi di ristorazione viene effettuata, invece, da 111 imprese (il 3,6% del totale nazionale pari a 3.066 aziende) divise tra ditte individuali (32,4%), società di capitale (27,9) e società di persone (20,7%). Il saldo tra imprese attive e cessate è di -9 (-8,1% rispetto al -3,9% del Sud e Isole e del -4,1% della media italiana)

Voucher
Dal rapporto – che rielabora i dati Inps - emerge anche che in Sardegna 2.275 aziende hanno utilizzato voucher lavoro nel 2015, acquistando complessivamente 806.909 voucher cioè 355 per singola impresa (303 la media nazionale).

Dinamica prezzi
A fronte di un incremento medio tendenziale dell’1,3%, i prezzi dei servizi di ristorazione presentano nel mese di agosto 2016 una significativa variabilità territoriale in una forchetta compresa tra il -1,6% della Calabria ed il +2,8% della Sardegna, il valore più alto in Italia. (prezzi agosto 2016/agosto 2015 su dati Istat).. Dalla rilevazione dei prezzi dei prodotti di punta della ristorazione a novembre 2016 nei capoluoghi principali di provincia emerge che un caffè al bar costa 1,05 euro a Cagliari e 1,10 euro a Sassari, il cappuccino 1,45 euro a Cagliari e 1,20 a Sassari, il panino 4 euro a Cagliari e 3,50 a Sassari e un pasto (pizza-bibita) 10,50 euro a Cagliari e 12 euro a Sassari.
Nel 2002 la rilevazione del prezzo della tazzina di caffè al bar effettuata sui listini dei bar in diverse città campione forniva un prezzo medio di 1.533 lire che convertite in euro davano 0,79. I prezzi rilevati dall’Istat a novembre 2016 sulle stesse città indicano un valore medio di 0,98 euro. Il risultato è un incremento del 24%. L’incremento cumulato dei prezzi nel periodo 2002-2015 è del 28,8%.

03/01/2017

Saldi: Confcommercio, i sardi spenderanno 259 euro a famiglia
Ancora troppo lievi i segnali di ripresa, regna incertezza

Archiviate le poche spese di Natale e per i cenoni, subito al via i saldi invernali del 2017 che in Sardegna inizieranno il 5 gennaio, ma senza nessun botto. I consumatori, complici anche le temperature miti, hanno atteso questo momento di acquisti a prezzi più convenienti per rinnovare il guardaroba. Poche, invece, le aspettative per i commercianti del settore dell'abbigliamento, calzature e accessori che non vedono grandi prospettive. Permane infatti una situazione di incertezza a causa della stagnazione dei consumi anche se nella Nota mensile dell'Istat, l'indicatore anticipatore dell'attività economica registra una ripresa.
Il centro studi di Confcommercio Sardegna stima che, rispetto allo scorso anno, su base regionale possa esserci un lieve incremento dello 0,1%, dovuto essenzialmente alle alte percentuali di sconto applicate sin dai primi giorni. La spesa media per famiglia si aggirerà sui 259 euro, mentre a livello nazionale è prevista una spesa media a famiglia di 344 euro. Pro capite nell'Isola si spenderanno circa 111 euro mentre nel resto d'Italia la stima è di 147 euro. Il 32,9% dei sardi spenderà sino a 50 euro e il 47% tra i 50 e i 100 euro. Solo il 14,2% spende tra i 101 e i 200 euro, mentre sopra i 200 la percentuale scende al 5,9%. Si parte subito anche con percentuali importanti di sconti che vanno dal 30% al 70%:
“I consumi stentano a ripartire e la fiducia di consumatori e imprese non sembra beneficiare delle note leggermente positive che arrivano dalle statistiche – afferma il presidente regionale dell'associazione, Alberto Bertolotti - I saldi rappresentano un'occasione importante per i consumatori a caccia dell'affare e per gli operatori commerciali sono fondamentali per recuperare gli investimenti fatti in questi anni di crisi, dal rinnovo dei punti vendita alla gestione dello shop on line sino all'acquisto della merce, che, purtroppo, rimane negli scaffali per troppo tempo. Per dare una spinta ai consumi – aggiunge Bertolotti - non bastano sterili affermazioni sullo stop agli incrementi delle tasse, ma servono azioni di sistema che permettano ai consumatori di avere un maggiore potere d'acquisto e ai commercianti di poter continuare a stare sul mercato: quindi politiche di sostegno e rilancio dei consumi ma anche regole certe e moderne e più controlli non solo sul fronte dell'abusivismo, ma anche sulle vendite promozionali dilaganti prima dell'avvio ufficiale dei saldi”.

Variabili che incideranno sulle vendite:
Macro: Stagnazione dei consumi; Bassi redditi (lo conferma il basso valore medio degli acquisti).
Micro: Localizzazione del negozio ( grandi centri abitati rispetto ai piccoli comuni dell'interno);
Ricchezza dell’assortimento (la scelta fa aumentare la permanenza nel punto vendita);
Prodotto di Marca (è il più ricercato; si acquista un capo di abbigliamento in meno, ma di marca);

24/12/2016
21/12/2016

Natale: piccoli segnali di ripresa ma festività “dimesse”
Stima spesa 164 euro pro capite, alimentari e on line

Malgrado la crisi economica ed il clima di sfiducia già perdurante, si intravvede solo qualche piccolo segnale di ripresa per gli acquisti natalizi anche in Sardegna. E' quanto emerge dall'indagine sul Natale 2016 realizzata da Confcommercio Imprese per l’Italia in collaborazione con Format Research, con dati rielaborati da Confcommercio Sardegna.

Si stima un piccolo incremento medio delle vendite +0,2% ponderato con differenti effetti sui vari settori che compongono il commercio, anche se il 71,7% dei sardi prevede "un Natale molto dimesso". La spesa media è di 164 euro pro capite a livello nazionale (contro o 166,1 dello scorso anno), mentre in Sardegna si attesta su valori più bassi, sui 123 euro (circa 250 euro per una famiglia di due persone). Rispetto al 2009 siamo però al – 25,2% di spesa. Si punta essenzialmente su alimentari, giocattoli e casalinghi mentre risultano in calo viaggi, telefonini ed elettronica. In forte crescita gli acquisti online effettuati dal 46% dei consumatori (44% a livello nazionale).

“La crisi non è ancora alle spalle e questo timido segnale di crescita non ci può fare stare tranquilli per il futuro – dice il presidente di Confcommercio Sardegna Alberto Bertolotti – L'Istat ci ha confermato che il Pil della Sardegna diminuisce e serve una marcia in più per aiutare le imprese chwe sono gli unici soggetti in grado di creare lavoro. Servono innanzitutto regole certe stabili nel tempo e uguali per tutta l'Isola, maggiore semplificazione burocratica e incentivi. Bisogna continaure sulla strada dei bandi – aggiunge - e rifinanziatre quelli per le pmi, oltre a sostenere le start up e le aziende che non hanno più di due anni di vita. Infine occore stanziare nuovamente le risorse per gli investimenti al di sopra dei 150 mila euro: non c'è più tempo da perdere”.

La quasi totalità dei consumatori pagherà immediatamente i propri acquisti senza ricorrere a nessuna forma di rateizzazione della spesa. Il 47,0% pagherà i propri acquisti prevalentemente in contanti, il 30% in prevalenza tramite bancomat ed il 23% in prevalenza con la carta di credito.

Riguardo alle abitudini per il giorno di Natale, secondo l'indagine condotta da Fipe-Confcommercio con Format Research, si assiste anche ad un un leggerissimo incremento della spesa media per il pranzo di Natale: si pagheranno in media 51 euro a testa rispetto ai 50 euro del Natale 2015. Ma la maggior parte, l'87,7%, degli intervistati trascorrerà il pranzo di Natale in casa con amici e parenti come da tradizione. Solo il 9,2% si recherà in un ristorante, mentre l'1,8% trascorrerà il pranzo di Natale in un ristorante all'estero.

24/11/2016

“Enoturismo in Sardegna: il futuro è oggi”

Qual è l'offerta enoturistica in Sardegna? Quali sono le relazioni fra cantine, strutture ricettive e organizzazioni di servizi al turismo? Quali sono le strategie di promozione più efficaci? Come creare dei percorsi enoturistici insieme alle imprese?

Ne parliamo a BINU, durante il workshop organizzato dalla Camera di commercio di Cagliari con un relatore d'eccezione, Carlo Cambi, giornalista e autore televisivo e radiofonico esperto in enoturismo.
L'incontro è dedicato agli operatori delle strutture ricettive, delle cantine e dei servizi al turismo e a chiunque sia interessato a queste tematiche.

Appuntamento il 4 dicembre alle 16.30 presso i locali di ExMè Nuoro (Piazza Mameli)

23/11/2016

Abusivismo e contraffazione in Sardegna

Il volume dei consumi finali delle famiglie in Sardegna, secondo gli ultimi dati Istat, è quantificato in circa 20 miliardi di euro. Considerato, pertanto, che nelle economie del Meridione il fatturato dell’abusivismo nelle attività commerciali, turistiche e dei servizi (esclusa l’evasione fiscale) è stimabile dal 13 al 21%, significa che importi dai 2,8 ai 4,3 miliardi di euro vengono sottratti al mercato regolare ogni anno. Lo rileva un'indagine di Confcommercio Sardegna nella Giornata nazionale di mobilitazione contro l’abusivismo e la contraffazione “Legalità, mi piace!”.
Circoli privati che svolgono attività di impresa di pubblico esercizio, sagre, feste locali, fiere e quant'altro con attività di vendita non sempre regolare, anche sotto l’aspetto della sicurezza e dell’igiene, eccessi di alcune attività agrituristiche, che evadono le recenti normative regionali, proliferazione di strutture ricettive abusive, anche nel settore dei B&B, seconde case affittate “in nero” e vendita abusiva di abbigliamento ed accessori, soprattutto nella stagione turistica. Sono solo alcuni degli esempi di abusivismo nell'Isola, a cui si aggiungono casi di panificazione e macellazione “clandestina”, di intermediazione immobiliare non autorizzata, di contrassegni assicurativi falsi, di vendita di prodotti farmaceutici di dubbia provenienza e di incerta composizione e di compravendita irregolare di oggetti preziosi ed oro usati.
Secondo l'associazione il 66% delle imprese, rispetto al 62,1% ,del 2015 è danneggiato dall’acquisto illegale e i settori più colpiti sono quelli dell’abbigliamento (+2,1%), delle calzature e dei prodotti alimentari. Sale invece al il 68% la percentuale delle imprese del commercio al dettaglio che dichiara di aver subito episodi di taccheggio. E' in aumento anche il numero di imprese che hanno adottato misure per difendersi dal fenomeno (dal 48,3% al 52,6%); quanto all’identikit del taccheggiatore, per il 52% degli imprenditori intervistati si tratta di una donna di età compresa tra i 35 e i 64 anni, spesso madre di famiglia, ma aumentano le segnalazioni di taccheggiatori extracomunitari (12,4% contro l’11,9%).
Confcommercio Sardegna chiama a raccolta le istituzioni nazionali e la Regione, oltre che i cittadini per avere maggiore consapevolezza dei fenomeni illegali, che arrecano danni non solo all’economia isolana ed all’Erario, ma anche alla sicurezza e salute dei cittadini e consumatori. In particolare Confcommercio Sardegna chiede: ai Prefetti, la convocazione del “Tavolo del Commercio legale e trasparente” per individuare in ciascuno dei settori segnalati, insieme ai responsabili delle Forze dell’Ordine, delle associazioni del Commercio e dei Consumatori, le iniziative per aggredire abusivismo e contraffazione; ai Sindaci ed ai Comandi delle Polizie Municipali, una capillare vigilanza sulla regolarità delle attività economiche; alla Regione, l’armonizzazione delle normative nazionali e regionali, affinchè l’esercizio abusivo delle attività commerciali, turistiche e dei servizi non trovi alibi nelle maglie larghe delle variegate competenze e venga tempestivamente individuato e perseguito.
“I fenomeni illegali – sostiene il presidente regionale dell'associazione, Alberto Bertolotti - incidono sul corretto funzionamento del mercato in quanto falsano il gioco della concorrenza, comportano la perdita di fiducia degli operatori e la diminuzione degli investimenti. Questi fenomeni impattano pesantemente sul sistema economico-sociale in quanto determinano la chiusura di imprese oneste e la perdita di posti di lavoro, colpiscono la tutela dei consumatori, la sanità e la sicurezza pubblica, causano un danno d’immagine all’intero paese”.

14/10/2016

Turismo, Federalberghi, sommerso cresce anche in Sardegna
Manca (Federalberghi), nuova legge settore non crei equivoci

Il sommerso turistico cresce anche in Sardegna, dove ad agosto 2016, risultavano disponibili su Airbnb 15.650 alloggi, di cui 12.065 riferiti ad interi appartamenti, 12.379 disponibili per più di sei mesi e 9.237 gestiti da host che mettono in vendita più di un alloggio. E' quanto emerge dal rapporto sul sommerso turistico realizzato da Federalberghi nazionale con la collaborazione tecnica di Incipit e Inside Airbnb e che smaschera, secondo l'associazione, le “quattro grandi bugie della cosiddetta sharing economy”.
Dall'indagine emerge infatti che “la maggior parte degli annunci pubblicati su Airbnb si riferisce all'affitto di interi appartamenti, in cui non abita nessuno e quindi non è vero che si condivide l'esperienza con il titolare. La maggior parte degli annunci si riferisce ad appartamenti disponibili per oltre sei mesi all'anno ed è quindi falso che si tratta di attività occasionali. Anche l'affermazione che si tratti di forme integrative del reddito è da respingere visto che, da quanto emerge, sono attività economiche a tutti gli effetti, che molto spesso fanno capo ad inserzionisti che gestiscono più alloggi. Infine non è vero che le nuove formule compensano la mancanza di offerta: gli alloggi presenti su Airbnb sono concentrati soprattutto nelle grandi città e nelle principali località turistiche, dove è maggiore la presenza di esercizi ufficiali.
Nel report anche un focus, con tanto di mappa, sul capologo di Regione, Cagliari, dove, nello stesso periodo dell'anno, risultavano attive 1.093 inserzioni (+9,2% da ottobre 2015) di cui 49,6% intere abitazioni, 49,9% stanze private, 0,5% stanze condivise, L'80,2% degli appartamenti risultano disponibili per più di sei mesi, mentre il 61,2% delle inserzioni è pubblicato da host che mettono in vendita più di un alloggio.
Secondo Paolo Manca, presidente di Federlaberghi Sardegna, “ancora uina volta i dati confermano che la mancata regolamentazione del settore extralaberghiero crea una distorsione dle mercato. E in una stagione positiva come questa purtroppo il contributo all'economia sarda del settore turistico viene in parte vanificato per il profilferare di un sistema che è tutto fuorchè condivisione dell'ospitalità, ma serve solo a mascherare sacche di illegalità. Ancora maggiore importanza deve esser data alla nuova legge sul turismo: la Regione eviti di fare da sponda a questo fenomeno e definisca le regole del mercato turistico sardo senza equivoci all'interno del solco della legalità. Non perdiamo l'occasione per mettere a punto una legge adeguata ai tempi e che dia certezze agli operatori e garantisca i turisti.

21/09/2016

Pane tipico: Secchi (Confcommercio), dare attuazione alla legge
Stato di agitazione se assessore Morandi non ci convoca

Panificatori sardi sul piede di guerra per la mancata attuazione della legge di tutela del pane tipico e fresco, approvata ad aprile, ma non ancora resa operativa dalla Regione. La settimana prossima ad Oristano si sarà un'assemblea regionale dell'Associazione Panificatori della Confcommercio Sardegna che annuncia lo stato di agitazione se non verrà subito convocato un incontro con l'assessore regionale del Turismo, Commercio ed Artigianato, competente in materia.
“Lo scorso aprile abbiamo inviato una lettera all'assessore Francesco Morandi sollecitando un confronto per dare attuazione alle norme inserite nella legge di tutela e in particolare per l'articolo 7 che prevede l'istituzione di un tavolo tecnico tra Regione e panificatori per definire il registro regionale delle specialità da forno tipiche e della Sardegna - osserva il presidente dell'associazione regionale, Giampietro Secchi – è anche l'occasione per garantire finalmente il consumatore sul pane fresco, soprattutto rispetto al prodotto surgelato e precotto e puntare sulla valorizzazione della filiera del grano. Occorre che l'assessore, quanto prima, convochi l'incontro e - aggiunge - che al tavolo possano partecipare anche i presentatori della legge, Daniela Forma del Pd e Luigi Crisponi dei Riformatori, perché il rischio è che si disperda il patrimonio rappresentato dalle 1050 aziende di panificazione che danno lavoro a oltre 4000 persone: non vorremmo – conclude – che il pane carasau possa essere prodotto nella Pen*sola mentre noi stiamo a guardare”.

Indirizzo

Via Santa Gilla, 6
Cagliari
09100

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