16/06/2026
"La poesia non arresta le guerre
non riempie il pane di farina
non ricuce il polmone del morente
non convince la notte a retrocedere
Eppure resta come una finestra
in una casa già saccheggiata
come una brace ostinata
sotto la cenere del linguaggio
Le parole arrivano stanche
rese opache dall'uso e dall'abitudine
La poesia le raccoglie una a una
le lava nel silenzio
le riconsegna al mondo
con il peso delle cose vere
Essa è resistenza alla riduzione dell'umano:
contro il numero che divora il nome
la statistica che ingoia i volti
il mercato che misura il cielo
con il righello del profitto
la poesia ricorda che un uomo
non coincide con il suo salario
né con il suo dolore
che un bambino non coincide
con il futuro che gli assegnano
Ricorda che siamo più vasti
delle definizioni che ci contengono
Per questo il poeta è soltanto qualcuno
che veglia accanto alle parole
quando tutti dormono
qualcuno che ascolta
il rumore segreto delle cose
prima che venga coperto
dal frastuono delle spiegazioni
E quando il mondo domanda
«A cosa serve?»
la poesia non risponde:
apre una ferita nella domanda
e lascia entrare la luce".
Emilio Capaccio, inedito.