07/06/2026
All’Istituto nazionale tumori Regina Elena, i badge entravano ma i dipendenti restavano fuori. Una storia che la Corte dei Conti del Lazio ha quantificato in oltre mezzo milione di euro di danno erariale, contestato a 89 dipendenti.
Adesso un’indagine parallela è in corso anche tra i corridoi della procura di Roma. La finanza da mesi passa al setaccio ingressi e uscite dell’Ifo. Vengono incrociati orari, turni, registrazioni, spostamenti, presenze.
Anche quelle del professor Roy de Vita, primario della Divisione di Chirurgia plastica e ricostruttiva.
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di Lorenzo D'Albergo
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Ex compagno di Nancy Brilli e attuale partner della produttrice cinematografica Raffaella Leone – figlia del regista Sergio – de Vita è uno uno dei chirurghi più conosciuti del settore, spesso ospitato in importanti convegni e trasmissioni televisive. Ha all’attivo centinaia di pubblicazioni, un curriculum corposo.
È un professionista di fama internazionale che svolge attività anche in strutture private. Ed è questo uno dei nodi dell’indagine condotta dal pubblico ministero Fabrizio Tucci e dal procuratore aggiunto Giuseppe De Falco. Occorre capire se il dottore fosse presente all’Ifo almeno 38 ore la settimana, il minimo stabilito dalla Cassazione. Perché secondo alcune segnalazioni anonime il monte ore sarebbe inferiore. E il medico avrebbe frequentato più spesso le cliniche private dove opera. Dunque – se fosse vero – occorrerebbe capire anche il perché.
Tutto da accertare. Il punto di partenza è un’indagine per truffa e falso che procede per gradi. Le segnalazioni iniziali, a quanto pare, non sarebbero più anonime. Anche se ai testimoni sarebbe stato garantito l’anonimato.
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Un altro accertamento riguarda invece i pazienti transitati da strutture pubbliche a cliniche private. Capita spesso, in maniera regolare il più delle volte. In altre occasioni avviene con modalità opache e per questo i pm vogliono vederci chiaro. Anche l’Ifo solitamente è attento a ogni dinamica. In passato indagini interne hanno portato all’allontanamento di alcuni dipendenti che pur risultando presenti erano in realtà altrove.
Adesso le indagini dei pm si concentrano anche su De Vita. “Sono assolutamente tranquillo e attendo che l’inchiesta faccia il suo corso - dice il dottore a Repubblica - Mi preme sottolineare solo una cosa: io sono il Primario del reparto e il contratto nazionale legato al mio ruolo non prevede debito orario ma il raggiungimento degli obiettivi che si concordano con la Direzione dell’ospedale”.
di Andrea Ossino Estratto Repubblica