Marotta Tappeti

Marotta Tappeti Dal 1929 importiamo tappeti orientali e mobili etnici da tutto l'oriente. Visita il nostro sito!👇🏻

04/09/2026

Ti ho sempre detto che un pezzo troppo perfetto è un campanello d'allarme.

C'è una sola eccezione. E me l'ha insegnata mio fratello Ettore.

Ettore in India c'è andato tante volte, la conosce come pochi. Ed è lui che mi ha raccontato una storia che mi è rimasta impressa.

Nei templi le statue degli dèi non le fa chiunque. Le commissiona il sacerdote e quando la statua è pronta, è lui ad esaminarla. Se non è perfetta, la scarta e la fa fa rifare da capo.

Non parlo solo della perfezione che vedi con gli occhi, le proporzioni, i lineamenti, le mani. Parlo di una perfezione che non si misura: l'aura del pezzo, la devozione con cui l'artigiano l'ha scolpito. Una statua può essere bellissima, ma se non trasmette ciò che il sacerdote cerca, viene rifiutata e fatta rifare.

Perché quella statua deve accogliere il dio e non può esserci alcun difetto, visibile o invisibile.

Ecco perché lì, e solo lì, la perfezione non inganna. È il senso stesso del lavoro.

Nel mercato dell'arte, quasi sempre, un pezzo troppo perfetto ti deve mettere in guardia. Ma davanti a una vera statua sacra indiana è l'esatto contrario. Riconoscere la differenza è il nostro mestiere.

Se hai una scultura orientale e vuoi capire cos'hai davvero tra le mani, portala in galleria. La guardiamo insieme.

Ti aspettavi che esistesse un'arte dove la perfezione, anche sottile, è un obbligo? Dimmelo qui sotto.

Cesare Bergoglio
Titolare Galleria Marotta
Tappeti e Mobili direttamente dall'Oriente dal 1929

Galleria Marotta
Strada Carpice 22, Moncalieri (TO)
www.tappetimarotta.com · 011 6467427

ORARI
da Martedì a Sabato 9-13 / 15-19
Domenica e Lunedì Chiuso

02/09/2026

Se non sei sicuro che quel tappeto stia bene a casa tua, vengo io a portartelo.
E se non funziona, me lo riprendo. Senza nessun problema.

Lo faccio da sempre. Ti porto il tappeto che ti piace a casa e lo guardiamo insieme nella stanza in cui vuoi ambientarlo.

E lì succede una cosa che non puoi prevedere: i colori cambiano con la luce della tua finestra. Il tappeto prende vita sul tuo pavimento. Si sposa con il tuo ambiente. È lì che capisci che diventa davvero parte della tua casa.

Spesso il primo che proviamo funziona subito. Altre volte ne portiamo due o tre prima di trovare quello giusto. E non c'è nessuna fretta.

E se dopo un mese cambi idea, può succedere, lo cambiamo. Perché l'importante non è quello che hai scelto. È come ti fa sentire.

Se vuoi vedere come sta un tappeto a casa tua, prima di decidere, scrivimi o vieni in Galleria. Te lo portiamo a casa per vederlo con calma, con la tua luce, nel tuo spazio.

In quale stanza lo proveresti per primo? Dimmelo qui sotto.

Cesare Bergoglio
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31/08/2026

Stessa stanza, stessa luce, tre tappeti diversi.
E ogni volta sembra un'altra casa.

Una cliente mi ha mandato la foto del suo salotto: arredato bene, ma mancava qualcosa. Mi ha detto: "non so cosa metterci, non so cosa mi piace." Le ho detto: non scegliere. Presentiamoli.

Le ho portato tre tappeti a casa. Li abbiamo stesi uno alla volta: stesso punto, stessa luce.

Il primo: un Gabbeh, arancio, terra, rosso. La stanza diventa avvolgente. Lei mi dice: "sembra un'altra casa. Ma è troppo caldo per me."

Il secondo: un geometrico caucasico antico, blu scuro, rosso mattone. La stanza prende struttura, ordine, profondità. Lei guarda e dice: "bello, ma troppo serio."

Il terzo: un persiano floreale su fondo chiaro, avorio, azzurro, tocchi di rosa. Lei non dice niente. Sta in silenzio dieci secondi. Poi mi guarda e dice: "è questo." Cambiava tutto.

Scegliere un tappeto non è una questione di gusto, è una scelta di come vuoi sentirti quando entri nella stanza. Mandami una foto del tuo salotto in DM e ti propongo tre alternative.

Dei tre: il Gabbeh caldo, il caucasico strutturato, il persiano floreale, quale sceglieresti tu? Dimmelo qui sotto!

Cesare Bergoglio
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Ti ricordi il leone sotto la Quanyin? Eccolo intero, e in coppia.Il Cane di Foo da solo non esiste. Vanno sempre a due, ...
30/08/2026

Ti ricordi il leone sotto la Quanyin? Eccolo intero, e in coppia.

Il Cane di Foo da solo non esiste. Vanno sempre a due, e si guardano fra loro: sono due polarità, maschile e femminile, positivo e negativo. Yang e yin. Se ne vedi uno solo all'ingresso di un portone, o l'altro è sparito o non era un vero Cane di Foo.

Guarda la zampa anteriore e sai chi hai davanti. Nel canone il maschio tiene la sfera cosmica, la femmina tiene il cucciolo. Uno protegge la casa, l'altra protegge chi ci abita dentro. E dentro la sfera c'è un motivo a incastro che ripete lo stesso discorso: due opposti che stanno in piedi solo insieme.

Non sono cani. Sono leoni: animali che in Cina non c'erano, arrivati solo come racconto lungo la Via della Seta e scolpiti da chi non ne aveva mai visto uno in vita sua, guidato dall'ispirazione. E "Foo" viene da due parole cinesi che si somigliano: "fó", cioè Buddha, e "fu", felicità. In Cina si chiamano Shishi. In Giappone Komainu, in Corea Haetae, in Tibet Gangs Seng Ge.

Cambia il nome, ma non la loro funzione protettiva.

Questa coppia è intagliata ad altorilievo nel legno di canfora.

Ne hai mai visti all'ingresso di un portone o di un ristorante?

Cesare Bergoglio
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28/08/2026

Hai mai visto un posto così?

Un'esposizione di duemila metri quadri di arte orientale pregiata.
Qui dentro ogni pezzo ha una storia. Vieni, ti porto io!

Questa galleria ha quasi cent'anni. I muri sono gli stessi. Il profumo è lo stesso: legno, lana, incenso, campane tibetane. Lo sento ogni mattina quando apro la porta.

Qui ci sono tappeti persiani annodati in villaggi che non esistono più. Mobili cinesi, tibetani laccati a mano centinaia di anni fa. Sculture in legno che erano in templi induisti e buddisti prima che qualcuno decidesse di venderle. E giade. Giade che in Cina valgono più dell'oro.

Ogni pezzo che vedi l'ho scelto io durante un viaggio. Nessun catalogo, nessun intermediario. Li ho portati qui uno per uno.

La gente quando entra si ferma e tutti mi dicono: non mi aspettavo di trovare un posto così. A Moncalieri. In provincia di Torino. Nascosto. Ed è questo il punto: le cose belle non stanno dove te le aspetti.

La galleria è aperta. Entra, guardati intorno, tocca i pezzi con le tue mani, senti la loro storia. Ti garantisco che uscirai da qui con occhi diversi.

Sapevi che a Moncalieri c'era un posto così? Scrivimelo qui sotto.

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26/08/2026

Questo Buddha ha 200 anni. Sai come distinguerlo da una copia fatta a Bali il mese scorso?
Ti spiego come fare utilizzando le mani.

Primo dettaglio: il peso. Prendilo in mano. Il Buddha antico è legno stagionato: secco, leggero, quasi fragile. La copia è legno fresco, più pesante, più denso. Le mani lo sentono prima degli occhi.

Secondo dettaglio: la patina. Guarda qui, in basso, dove le mani dei fedeli hanno toccato per secoli. L'usura è asimmetrica: più consumato in un punto, meno in un altro. La fabbrica non può replicare cent'anni di preghiere.

Terzo dettaglio: le imperfezioni. Questo nodo nel legno, questa crepa leggera, questa lieve asimmetria del viso. Non sono difetti. Sono la firma dell'artigiano e devoto che l'ha scolpito a mano 200 anni fa, senza un modello, senza una macchina. La copia industriale è troppo perfetta. E la perfezione, nell'arte antica, è il primo segnale di allarme.

La prossima volta che vedi un Buddha in un negozio, prendilo in mano. Già solo il peso dice quasi tutto. E se hai una scultura e non sei sicuro che sia autentica, portala in galleria e la guardiamo insieme.

Ce l'hai una scultura in casa? Prova a prenderla in mano: leggera o pesante? Dimmelo qui sotto.

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24/08/2026

Questi pezzi sono diventati una rarità: oggi non li trovi più da nessuna parte.

In quasi cent'anni di attività e 4 generazioni, da mio nonno ai miei figli, è cambiato il mondo: i paesi, le rotte commerciali, i mercati. Una cosa sola non è mai cambiata.

Mio nonno comprava nei bazar in oriente con un accordo a voce e una stretta di mano. Mio padre ha vissuto il periodo in cui l'Iran si apriva al mondo e ha stretto rapporti con famiglie di tessitori che sono durati una vita. Alcuni dei tappeti che vedi qui li ha scelti lui, trent'anni fa, in villaggi che oggi non annodano più.

Io ho viaggiato dalla Turchia alla Persia, dal Pakistan all'Afghanistan, nel Caucaso quando ancora si chiamava Urss, fino in Cina e in India. E ho visto il mondo dei tappeti chiudersi: la chiusura dell'Iran, il crollo delle esportazioni persiane, intere tradizioni di tessitura scomparse. Pezzi che vent'anni fa trovavi nei mercati, oggi sono introvabili.

Molti di quei pezzi, però, sono qui. Portati in Italia dalla mia famiglia, scelti uno per uno.

In tutto questo tempo una cosa non è cambiata: è il modo in cui li scegliamo. Non da un catalogo. Non ad un'asta al buio. Andiamo ancora oggi in oriente a vederli con i nostri occhi, li tocchiamo, li scegliamo uno per uno e li portiamo qui.

Vieni a scoprire l'Oriente a Moncalieri.

Qual è il pezzo che, in casa tua, vorresti avesse una storia così? Scrivimelo qui sotto.

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In India questa divinità era un uomo, si chiamava Avalokitesvara.Quando il buddhismo arriva in Cina e incontra il taoism...
23/08/2026

In India questa divinità era un uomo, si chiamava Avalokitesvara.

Quando il buddhismo arriva in Cina e incontra il taoismo e il confucianesimo, la divinità cambia: diventa una figura femminile.

Questa è una Quanyin di fine Ottocento, in legno dipinto policromo. In questa statua è presente tutto il suo simbolismo.

Di solito la Quanyin cavalca un dragone, e in mano tiene una perla o un ramo di salice. Ogni oggetto è un messaggio: la perla è l'illuminazione, il salice è la guarigione, il fagotto di riso è l'abbondanza.

Questa Quanyin invece è diversa. Sotto di lei c'è un leone guardiano, quello che in Occidente è chiamato cane di Foo, e in mano ha uno strumento musicale che rimanda al signficato del suo nome: "colei che percepisce i suoni del mondo". La Quanyin infatti ha fatto voto di non entrare nel Nirvana finché non avrà risposto a ogni richiesta d'aiuto.

Chi l'ha scolpita perciò non la stava decorando, ma stava scrivendo, con somma maestria, chi è davvero.

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21/08/2026

C'è stato un giorno in cui ho cambiato completamente idea su un tappeto.
E faccio questo mestiere da quando avevo tredici anni.

Anni fa mi portano un tappeto per una valutazione. A prima vista, niente di speciale: colori opachi, disegno semplice, un po' consumato, lo avrei messo tra i pezzi di poco valore.

Poi lo giro. Guardo il retro. E capisco che mi sbagliavo.

I nodi erano fittissimi, la struttura era perfetta, la lana era di una qualità che non si trova quasi più. E quei colori "opachi"? Erano tinture vegetali di cent'anni fa, che avevano preso una patina di luce che la chimica non può imitare.

Era un pezzo importante. Il proprietario non lo sapeva, non lo sapevo nemmeno io, finché non l'ho guardato davvero.

Da quel giorno ho capito una cosa: nel nostro mestiere, l'apparenza inganna.

Se hai un tappeto che hai sempre pensato valesse poco, portalo in galleria: lo giro, guardo il retro, e ti dico cosa hai davvero.

Cesare Bergoglio
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Moncalieri
10024

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